Torna a farsi vivo il vostro avventuriero preferito. Al momento vi scrivo dalla Spagna, essendomi lanciato alla scoperta della penisola iberica, Portogallo incluso. Non vi dico dove esattamente: cliffhanger per il prossimo futuro, quando potrete emozionarvi vedendo spuntare un mio video da qualche location insolita.
Parleremo della Spagna, ma non è questo il giorno!
Oggi si parla di latitudini più fredde, ma che scaldano comunque il cuore, ovvero il Trentino-Alto Adige.
Per chi non lo sapesse, non ho un cognome italiano, bensì austriaco, pare che i miei antenati vivessero in queste terre. Per me si tratta in qualche modo di un ritorno alle origini. Uno dei motivi per i quali decisi di imparare il tedesco fu proprio il mio cognome.
Certo, il fatto che per i germanofoni Gabriele sia un nome da donna e il mio cognome sia perfettamente tedesco è fonte di confusione. Ricordo quando io e la mia locatrice Andrea (che invece da noi è nome da uomo) ci incontrammo la prima volta dopo esserci scambiati messaggi solo via mail. La confusione fu palese.
Essendo il mio cognome fonte di ispirazione di questo viaggio, ed essendomi stato dato da mio padre, proprio quest'ultimo è stato mio compagno di viaggio, nonché fedele autista, a parte per brevi tratte. Tenete a mente questo punto, perché ci tornerà utile.
Prima tappa: Trento e il Castello del Buonconsiglio. Davvero impressionante, con affreschi bellissimi.
A margine abbiamo anche assistito (a debita distanza) a un corteo NoVax che scandiva all'unisono "Speranza assassino", tipo nel film Johnny Stecchino, scandendo bene le S. Impressionante anche quello.
Seconda tappa: La Val. Sono stato in Irlanda, ma anche qui con le variazioni del colore verde non scherziamo.
Per strada le persone parlavano una lingua che non avevo mai sentito. Ebbene, qui il 97% della popolazione parla il ladino.
Terza tappa: Brunico. Nello specifico il museo di Messner, scalatore di ottomila. È stato un po' come tornare in Cina. Uno spaccato di Asia (e non solo) in Alto Adige. Non so se riuscirò mai a visitare il Tibet, ma qui ne ho avuto un assaggio.
Quarta tappa: il lago di Braies. Tanta natura e altrettanti turisti.
Quinta tappa: forse la più importante, anche se tecnicamente non solo Trentino-Alto Adige, ma anche Veneto.
Le Tre cime di Lavaredo. Avevo detto tanta natura e tanti turisti prima? Ecco, ancora più natura e ancora più turisti. La cosa affascinante è anche quella di inerpicarsi su per i monti in un autobus che sembra prossimo a prendere male una curva e a sprofondare giù dal burrone ma che magicamente rientra sempre all'ultimo momento. Come facciano gli autisti a riuscirci in strade tutte curve e a doppia corsia è per me un mistero.
Una volta arrivati, mio padre le osserva tranquillo da un rifugio, io invece me la faccio tutta a piedi per vederle anche da dietro controsole, come si vede nell'ultima foto in alto. Sarà scontato, ma è davvero uno spettacolo della natura.
Il giorno dopo io e mio padre saremmo dovuti andare a Resia, a vedere il famoso campanile sommerso dal lago. Al nostro ritorno in serata in hotel, però, mio padre viene ripreso dal sottoscritto con urla invereconde mentre inavvertitamente si accinge a prendere una rotonda contromano. Avendo lui guidato quasi per tutto il percorso e avendo passato le 68 primavere, decido di concedergli l'onore delle armi e malgrado lui stoicamente si riprometta di stare meglio il giorno successivo, gli impongo un itinerario più riposante nella verde Val Badia circostante. Il lago di Resia sarebbe stato una bellissima location per uno dei miei video con il siku, ma non esiste video con il siku che valga il rischio di impastarsi in macchina prendendo rotonde contromano. Io sicuramente non sarei in grado di guidare per quelle strade senza rischiare lo stesso epilogo...
...quindi...
Sesta tappa, giro in Val Badia e Museo Ciastel de Tor.
Una vista niente male, un museo molto informativo. Finalmente riesco a capire qualcosa di questa lingua a me sconosciuta. Tra i souvenir c'è anche "Il piccolo principe" tradotto in ladino. Il mio amore per le lingue mi tenta, ma mi decido che studiare cinese sia già una sfida sufficientemente grande.
Sempre in zona visitiamo anche il museo dedicato all'Ursus ladinicus, un orso ormai estinto che viveva in queste zone.
E proprio di preistoria e fossili, o forse sarebbe meglio dire mummie, si parla nella nostra sesta tappa.
Sesta tappa: il Museo Archeologico dell'Alto Adige a Bolzano e la mummia di Oetzi.
Anche in questo caso molto informativo, inoltre vedere la mummia ha una sua certa portata storica. Tuttavia, ogni tanto viene il dubbio: Oetzi avrebbe mai immaginato che sarebbe stato osservato seminudo migliaia di anni dalla sua morte da un popolo di guardoni per profitto? E se sì, sarebbe stato d'accordo?
Perdonaci Oetzi, non vogliamo farci i fatti tuoi. Vedi il positivo se puoi, anche invecchiando, rimani sempre tremendamente interessante!
Infine, l'ultima tappa... essendoci piaciuto tanto il Museo Messner di Brunico, decidiamo di vedere anche il Museo Firmian, a Bolzano, sempre del noto alpinista.
Anche in questo caso, un piccolo giro del mondo in Alto Adige. Nostalgia cinese. Alcune parti del museo sono molto toccanti, come quella dedicata agli alpinisti morti inseguendo il loro sogno, fra i quali risulta anche il fratello di Reinhold: Gunther. Qui sotto, il suo stivale.
Degna conclusione di un viaggio emotivamente molto forte... un po' per le mie origini tirolesi, un po' perché fatto con mio padre, un po' perché da queste parti la natura ti assorbe e ti fa sentire parte di sé, come quasi avevi dimenticato di essere vivendo nelle grandi metropoli di cemento.
Il giorno dopo avrei preso il treno per un'altra destinazione non molto più a nord... ma questa è storia per un altro post.
Cos'altro posso aggiungere a questo post invece? Ma ovviamente le mie performance musicali! Hasta la próxima e chamampi sikuri!
Italiano: Ciao a tutti! Oggi vorrei condividere con voi la nuova funzionalità del mio blog dedicata al siku! Ora potete suonare il siku direttamente sul mio blog utilizzando il simulatore interattivo. Basta cliccare sui fori del flauto per sentire i suoni del siku. È perfetto per capire l'accordatura del siku che suono e suonare le canzoni usando le tablature. Non solo, ho esteso questa funzione a tutti i post del blog che presentano i tutorial con le tablature delle canzoni. Chamampi sikuri! 🎶
Español: ¡Hola a todos! ¡Hoy quiero compartir con ustedes la nueva función en mi blog dedicada al siku! Ahora pueden tocar el siku directamente en mi blog utilizando el simulador interactivo. Simplemente hagan clic en los agujeros de la flauta y disfruten de los sonidos del siku. Es útil para entender la afinación del siku que utilizo y para tocarlo utilizando las tablaturas. Y, entonces, ¿adivinen qué? He extendido esta función a todas las publicaciones del blog que tienen los tutoriales con las tablaturas de canciones. ¡Chamampi sikuri! 🎶
English: Hello everyone! Today I'd like to share a new feature on my blog dedicated to the siku! Now you can play the siku directly on my blog using the interactive siku simulator. Just click on the flute holes and experience the amazing sounds of the siku filling the air. It's perfect to understand the tune of the siku I play and to play siku songs using the tablatures. And guess what? I've extended this feature to all the blog posts that have tutorials with song tablatures. Chamampi sikuri! 🎶
Capita la battuta? Carnaio + Carnevale = Carnaiovale. Quanto sono acuto.
Sì, perché le romantiche stradine veneziane sembrano ancora più strette nel carnaio del Carnevale. Ma non mi lamento, in quanto rappresentante io stesso di quella stessa folla.
E potreste invece lamentarvi voi del ritardo di questo post sul carnevale pubblicato dopo Pasqua.
Ma infine, finalmente, eccoci qua a descrivere questa immancabile esperienza.
Il primo giorno, appena arrivato in stazione e rimasto folgorato dalla bellezza del Ponte degli scalzi, rimango folgorato dalla fiumana di gente, ma scelgo di cominciare dalla Chiesa della Madonna dell'Orto che ospita alcuni affreschi del Tintoretto. Un po' fuori mano. Questo mi salverà dalla ressa.
E infatti più mi avvicino alla chiesa, più mi allontano dalla ressa, la quale si dirada fino a scomparire.
Controllo l'orario di chiusura su Google e dice le 17, quindi arrivo tranquillo alle 16 e un quarto.
Potenti mezzi analogici 1 - Digitalizzazione in Italia 0. Fischio finale. Sipario.
Ma poco male, torno indietro e incontro una mia amica con la quale passeggio per la città. Mi introduce alla cultura dei cicchetti e facciamo un aperitivo spettacolare disquisendo amabilmente dei bei tempi passati in Cina. Lei poi vive a Venezia, ha vissuto in Cina, quindi minimo minimo è la versione moderna e femminile di Marco Polo.
Il giorno successivo vorrei fare mille cose ma mi rendo conto che girare la città a piedi con quella fiumana di gente la rende una sfida ostica. Ciò non toglie che passeggiando la città si facciano delle scoperte interessanti. Cosa trovo sulla via verso il Teatro La Fenice?
Wolfgang Amadeus Mozart soggiornò in questa casa. Dopo Salisburgo e Vienna, ecco un altro domicilio del maestro. Ho visitato talmente tante case sue che ormai penserà che io sia uno stalker.
Il Teatro La Fenice è semplicemente splendido. Un'esplosione di colori. Una storia affascinante, di continua rinascita dalle ceneri.
Giunto in Piazza San Marco, osservando la fila chilometrica per entrare, opto per la visita dall'esterno.
Penso che l'andazzo sarà così un po' ovunque, quindi, per la vicinanza e per l'intimidazione che suscita il prezzo del biglietto (30 euro!!!), decido di visitare Palazzo Ducale. Infatti, stranamente, moooolto stranamente, poca fila!
Notare come nell'ultima foto abbiano cancellato il ritratto del doge Marino Faliero, decapitato per alto tradimento e cospirazione. Cancel culture in salsa veneziana, presa un po' più alla lettera.
Altro punto di interesse, camminare sul Ponte dei sospiri, laddove camminò anche Casanova.
Ve lo propongo dall'interno perché dall'esterno c'era l'esercito dei selfie. Cercate di capirmi!
Ho ancora tempo per visitare il negozio di souvernir Ca' Macana, che fornì le proprie maschere niente popò di meno che a Stanley Kubrick per il suo Eyes Wide Shut.
Sono tentato dal comprare una di quelle maschere stile Commendatore del Don Giovanni nel film Amadeus, ma i prezzi a tre cifre mi fanno desistere. Niente carnevale sfarzoso per noi sottoproletari.
Ad ogni modo, finita la piacevole visita, la sera vengono a trovarmi altri miei amici direttamente dalla Slovacchia. Smuovo mari e monti. Se Maometto non va alla montagna, la montagna va a Maometto. Basta, ho finito i luoghi comuni.
Il giorno dopo pianifico tante cose da visitare, ma la ressa e il fatto di avere un'allegra famigliola con bimbi e passeggini al seguito, più tempi di attesa per scegliere le maschere di carnevale dei bambini, foto con i costumi più divertenti, eccetera, ci porta ad arrivare per il rotto della cuffia in Piazza San Marco e va bene così. Non c'è nemmeno più tempo per vedere la Libreria Acqua Alta, ma va bene così, poco importa...
...perché questo è alla fine Venezia. Lo spettacolo è la città in sé. Perdersi fra le calli e le piazze. La gente festante. I cicchetti e gli aperitivi a fare quattro chiacchiere con gli amici che non vedi da un po'. Città di mercanti, di viavai, di storie e colori.
Mi ricordo un dialogo che ebbi un giorno con un uomo di fede, il quale mi disse: "Se non crederai in dio, allora sarà il diavolo ad avere la meglio su di te".
Al quale risposi glaciale: "Ma se non credo in dio, cosa le fa pensare che io creda nel diavolo?"
Lui rimase a guardarmi qualche secondo, senza sapere cosa rispondere, poi cambiò argomento.
Qualche settimana fa sono andato al Sacro Monte di Varallo con mio padre.
Cristo in primo piano e Pilato che si lava le mani sullo sfondo
In quell'occasione mi sono posto alcune domande sulla storicità del Cristo che mi sono sorte spontanee. Mi ricordo il libro di religione delle medie che alla prima pagina leggeva: "Gesù Cristo è un personaggio reale, storicamente esistito". Già all'epoca mi chiedevo... ma da dove viene tutta questa sicurezza?
Voglio dire, sì, abbiamo elementi per dire che sia vissuto davvero, ma cosa ci dicono questi elementi?
Non mi ricordo dove sentii questa massima, ma mi è sempre rimasta impressa:
"Se i vangeli certificano l'esistenza di Gesù, allora i fumetti certificano l'esistenza di Superman".
Sì, lo so, dissacrante e blasfema a dir poco, però il tono sacrale di intoccabilità dei dogmi non mi si addice proprio.
Peraltro i vangeli sono stati tutti scritti dopo la morte di Gesù, di decenni. E anche se fossero testimonianze storiche? Cosa può portarci a credervi ciecamente? Voglio dire c'è sicuramente un fattore di tramandamento orale. Tutti sappiamo com'è il telefono senza fili. Gesù parte negando di essere il figlio di dio, dicendo di essere semplicemente un uomo con tante idee per il vivere moderno e finisce per essere caricato esattamente di tutte quelle cose che non ha mai sostenuto di essere, con miracoli al seguito.
Per fare un esempio, dubito che lui fosse biondo, capelli lunghi e occhi azzurri. Stravolgere l'immagine di qualcuno esistito duemila e rotti anni fa non è certo difficile, nel tempo.
Le fonti storiche sono poche, marginali, successive cronologicamente, ma ci può stare in questo caso. L'arrivo di un autoproclamato profeta uscito dal nulla e tacciato di eresia dalle cariche ecclesiastiche ai tempi probabilmente era un evento ricorrente e non c'era comunque la produzione di documenti odierna, così come una preservazione efficace degli stessi. Origini umili, condanna a morte e damnatio memoriae. E problema risolto per il padrone del tempio (del tempo).
È pertanto inutile peccare (lol) di presunzione e costruire castelli di speculazioni. Di base reputandomi io agnostico, dovrei dare il beneficio del dubbio a tutto. Tutto è possibile, non tutto è probabile, magari le alterazioni sono minori e comunque credere è un atto di fede individuale.
Resta il fatto che mi piace pensare di avere un senso religioso della vita, pur non credendo in nessuna religione, come diceva Pasolini, e penso anche di avere una mente attiva che mi porta a farmi certe domande.
Sono argomenti che mi affascinano e che mi colpiscono ancora di più quando si presentano da soli, senza che io sollevi la questione attivamente. Come al Sacro Monte, appunto.
...e proprio come mi è successo dopo la lettura de "Il maestro e Margherita" di Bulgakov! È proprio nel primo capitolo che uno "straniero" si fa beffe di due intellettuali che negano l'esistenza di dio e del demonio. Lui in realtà è il demonio e c'era quel giorno, davanti a Ponzio Pilato.
Che diavoleria è questa? Non posso che immedesimarmi nei due intellettuali, uno dei quali muore proprio quel giorno, come profetizzato dal diavolo. Che sia proprio il maledetto ad avermi letto nel pensiero e sottoposto questa lettura come messaggio intimidatorio?
A parte gli scherzi, il libro è un assoluto capolavoro, da leggere. Persino quel bibliofilo incallito di Barbero si è commosso nel parlarne.
Ne consiglio la lettura, ci sono anche altri video di Barbero a riguardo e audiolibri su Youtube, se siete interessati.
Il secondo avvenimento che mi collega al binomio dio-demonio, è stato il concerto di Angelo Branduardi, il 3 dicembre al Teatro Lirico Giorgio Gaber.
Ora, avevo prenotato questo concerto per sentire soprattutto le sue hit e perché adoro il suo stile musicale. Già alla prima canzone però mi accorgo che la tematica è piuttosto familiare.
"Il Diavolo è tentatore, “Io dico: chi mi seguirà e farà la mia volontà avrà tutto ciò che desidera”, ma l’Anima, esortata dalla Virtù, riuscirà a non cedergli."
Ebbene sì, il suo ultimo album Il cammino dell'anima ruota intorno alla monaca benedettina Ildegarda di Bingen e alla tentazione del demonio.
Come dicono gli inglesi: food for thoughts. Cibo per i pensieri, per la mente.
I video sono presi da distanza satellitare, ma sono povero e un posto in platea veniva troppo caro.
E ovviamente il menestrello ha giostrato lungo tutto lo spettro dello scibile umano che va dal male al bene, cantando anche pezzi de "L'infinitamente piccolo", fra i quali c'è anche "Il cantico delle creature" di San Francesco d'Assisi.
Cantico che fu poi anche il primo testo poetico della letteratura italiana. The more you know.
In questo menestrello settantenne, in quella sua chioma folta, nelle tematiche che affronta, nei periodi storici che copre, nei generi musicali, nei riferimenti letterari, nella composizione del suo pubblico, c'è inclusione del tutto e la censura di niente. Paesi, leggende, giovani, vecchi, santi, diavoli.
E per quanto alcuni possano risultare più reali di altri, sono tutti reali a loro modo. E creano un'armonia, tangibile, reale, ascoltabile.
Le storie rappresentano l'uomo, in quanto l'uomo le ha rappresentate, e non sarebbero tanto interessanti se mancasse il cattivo e ci fosse solo il buono. Incluso il caso in cui entrambi fossero semplici simboli carichi di significato a scopo narrativo.
"...Dunque tu chi sei?
Una parte di quella forza che vuole costantemente il Male e opera costantemente il Bene."
GOETHE, Faust.
"Tutto è reale. Pensateci. Ditemi che Luke Skywalker e Babbo Natale non hanno influenzato le vostre vite più della maggioranza delle persone presenti in questa sala. Voglio dire, che Gesù sia o meno reale, ha avuto un impatto sul mondo molto più grande di chiunque di noi. E lo stesso si può dire per Bugs Bunny, Superman o Harry Potter. Hanno cambiato la mia vita, il mio modo di pensare e di relazionarmi con il mondo. Questo non li rende in qualche modo reali? Sono immaginari, ma sono molto più importanti di chiunque di noi. E rimarranno tali anche molto tempo dopo la nostra morte. Quindi, in qualche modo, sono più reali di noi".
Ed è proprio dal giostrare di male e bene, che il bene trova il suo senso. Per quanto sia sempre necessario sforzarsi di riconoscere l'uno dall'altro.
"Ascolta la quiete, ascolta e godi ciò che non ti hanno mai concesso in vita: il silenzio. Guarda, ecco là davanti la tua casa eterna, che ti è stata data per ricompensa. Già vedo la trifora e la vite che s'attorce e s'alza fino al tetto. Ecco la tua casa, la tua casa eterna. So che alla sera ti verranno a trovare coloro che tu ami, che ti interessano e che non ti inquieteranno. Suoneranno per te, canteranno per te, vedrai che luce ci sarà nella camera quando saranno accese le candele. Ti addormenterai, col tuo berretto consunto ed eterno, ti addormenterai col sorriso sulle labbra. Il sonno ti rinvigorirà e saggi saranno i tuoi pensieri. E mandarmi via ormai non potrai. Il tuo sonno lo proteggerò io". (Il maestro e Margherita)
Nel mio corso di laurea in linguistica, ho dovuto superare un esame di letteratura italiana. Quando ho visto il cognome di uno degli autori da studiare: Levi, ho pensato subito a Primo Levi e alla sua tremenda testimonianza dei campi di sterminio nazisti.
Leggendo meglio però si trattava di uno scrittore a me sconosciuto: Carlo Levi, scrittore antifascista di Torino esiliato in Basilicata, precisamente ad Aliano, durante il regime.
Alcuni estratti delle sue opere mi hanno particolarmente affascinato, soprattutto per il loro ritratto della questione meridionale.
"Tutti mi avevano chiesto notizie del mezzogiorno. Alcuni vedevano in esso un puro problema economico e tecnico, parlavano di opere pubbliche, di bonifiche, di necessaria industrializzazione, di colonizzazione interna, o si riferivano ai vecchi programmi socialisti, 'rifare l'Italia'. Altri non vi vedevano che una triste eredità storica, una tradizione di borbonica servitù che una democrazia liberale avrebbe un po' per volta eliminato. Altri sentenziavano non essere altro, il problema meridionale, che un caso particolare della oppressione capitalistica, che la dittatura del proletariato avrebbe senz'altro risolto. Altri ancora pensavano a una vera inferiorità di razza, e parlavano del sud come di un peso morto, per l'Italia del Nord, e studiavano le provvidenze per ovviare, dall'alto, a questo doloroso dato di fatto. Per tutti, lo Stato avrebbe potuto fare qualcosa, qualcosa di molto utile, benefico, e provvidenziale e mi avevano guardato con stupore quando io avevo detto che lo Stato, come essi lo intendevano, era invece l'ostacolo fondamentale a che si facesse qualunque cosa. Non può essere lo Stato, avevo detto, a risolvere la questione meridionale, per la ragione che quello che noi chiamiamo problema meridionale non è altro che il problema dello Stato."
Mi affascinava come un uomo del nord, catapultato negli anni '30 del Novecento nel bel mezzo di un paesino contadino del Sud, potesse usare simili parole per quelle terre:
"Chiunque veda Matera non può non restarne colpito, tanto è espressiva e dolente la sua bellezza".
Proprio l'accostamento di questi due aggettivi, espressiva e dolente, hanno suscitato in me l'interesse a vedere Matera con i miei occhi.
E quindi colta al balzo l'occasione in seguito ad invito di nozze di amici in Puglia, ho deciso di infilare nell'itinerario pugliese anche un paio di giorni a Matera. La cosa mi ha causato un po' di stress perché capire come prenotare i biglietti sul sito delle Ferrovie Appulo-Lucane non è stato per niente facile, ma una volta arrivati, si è consci che ne è valsa la pena.
Il primo giorno è stato un continuo scorrazzare da una viuzza all'altra, improvvisando il percorso dato che il GPS in un luogo dove strade e stradine si sovrapponevano, si disorientava continuamente.
GPS è confuso, talmente confuso da colpirsi da solo
Per le strade di Matera ci sono diverse statue dei suoi abitanti del passato, che trasmettono le stesse emozioni descritte da Carlo Levi: espressività e dolore.
Emozioni amplificate quando si visita una casa grotta. La comunione uomo-animale, lo spazio angusto, la mancanza assoluta di una zona di comfort, la penombra.
Ed è proprio in queste grotte che mi tornano alla mente le parole di Carlo Levi e gli estratti di Cristo si è fermato ad Eboli. Questa vicinanza fra persone, animali in spazi così angusti, non possono che essere proporzionali alle immense distanze fra le stesse persone e lo Stato. Come poteva un contadino dell'epoca sentirsi parte dello Stato italiano, finanche concepirne l'esistenza stessa, quando la miseria, le malattie, la mortalità infantile, erano compagne di ogni giorno?
Queste grotte sono affascinanti per la loro storia, semplici per struttura, complicatissime da interpretare, soprattutto da occhi ormai offuscati dal progresso e che non possono in nessun modo immaginarsi come si vivesse esattamente all'epoca e in quali condizioni.
Pertanto, per provare a descrivere come fosse la vita a quei tempi, mi affido ancora a Carlo Levi.
"Questa fraternità passiva, questo patire insieme, questa rassegnata, solidale, secolare pazienza è il profondo sentimento comune dei contadini, legame non religioso, ma naturale. Essi non hanno, né possono avere, quella che si usa chiamare coscienza politica, perché sono, in tutti i sensi del termine, pagani, non cittadini: gli dei dello Stato e della città non possono aver culto fra queste argille, dove regna il lupo e l'antico, nero cinghiale, né alcun muro separa il mondo degli uomini da quello degli animali e degli spiriti, né le fronde degli alberi visibili dalle oscure radici sotterranee. Non possono avere neppure una vera coscienza individuale, dove tutto è legato da influenze reciproche, dove ogni cosa è un potere che agisce insensibilmente, dove non esistono limiti che non siano rotti da un influsso magico."
Matera è molto camminabile e costellata di chiese rupestri, si ha la sensazione di giocare un po' a "caccia al tesoro", ogni grotta, ogni anfratto potrebbe ospitare un affresco meraviglioso, e spesso è il caso.
Alcune di queste chiese mi vengono mostrate dalla guida del mio tour di Matera a piedi.
Il quale segnalò anche come in quel periodo avessero girato l'ultimo 007 proprio lì a Matera, e di fare attenzione ad eventuali motociclette volanti (al minuto 1:29).
Ma fu il giorno dopo che feci ripetuti incontri con nuove chiese rupestri, quando mi decisi a visitare il parco della Murgia Materana.
La titubanza non era poca. Il parco della Murgia Materana è abbastanza provante fisicamente, specie sotto il calore estivo. Così me la presi comoda al mattino nel fare colazione, pensai e ripensai, e poi decisi di andare. La mia guida mi aveva detto che la migliore vista dei Sassi è proprio quella dal parco della Murgia Materana.
Questa esitazione, però, ha portato il sottoscritto a calcolare male i tempi e le distanze e a trovarsi a scarpinare in salita allo zenit del sole, a mezzogiorno spaccato. Ma d'altronde sono giovane, bello e quindi devo essere necessariamente anche abbronzato. YOLO.
La prima sfida è il ponte tibetano, che per me, che soffro di vertigini, non è proprio il massimo. Le mie però non sono vertigini in forma tanto grave e quindi lo passo con relativa scioltezza, yeah.
Il secondo ostacolo sono gli uccelli. Tanto carini, piccolini, neri. Peccato che ti seguano dappertutto che nemmeno i cookie di tracciamento pubblicitario. Penso che il colpevole principale sia questo qua, il rondone, che a dispetto di ciò che sembra un accrescitivo, è in realtà piuttosto piccolo.
Tutti ce l'hanno con me perché sono piccolo e nero.
Non mi ha mollato un attimo, arrivando a più riprese a pochi metri dalla mia testa. Con il sole in faccia, la scalata da fare, un uccello che ti svolazza intorno da tutte le parti non è il massimo del comfort. Deduco pensasse io fossi un bastardone che volesse inculargli i piccoli nel nido lì vicino. Magari ha avuto esperienze traumatiche del tipo e quindi è solo un parente premuroso. Ti chiedo scusa, rondone. Sempre che sia stato effettivamente tu quell'uccello che mi ha scatenato addosso ore di parental control mentre scalavo l'Everest sotto il sole cocente.
Arrivati in cima al parco, effettivamente, la vista merita.
Ma quello che merita ancora di più sono le numerosissime chiese rupestri disseminate nel territorio del parco.
Così come le numerose grotte, che permettono scatti da cartolina.
Dopo la scarpinata di ritorno, è il turno dell'ultima tappa del mio tour, ovvero la cripta del peccato originale. Questa dista circa 15 chilometri dai Sassi di Matera, pertanto mi sono dovuto affidare ad un tour. Saliti sul minivan, una volta inoltrati nella campagna, la vista è spettacolare. La mia fotocamera non permetteva scatti di chissà quale qualità in movimento, ma nella foto sottostante si può intravedere qualcosa.
Purtroppo, non è permesso fare foto all'interno della cripta, ma a questo sito si può fare un piccolo tour in tutto il suo splendore.
da https://www.isassidimatera.com/cosa-vedere/chiese-rupestri/cripta-del-peccato-originale/
I colori vivissimi, i dipinti evocativi, l'atmosfera raccolta, la storia raccontata dalla guida (maggiori informazioni al link soprastante), rendono questo luogo assolutamente imperdibile in una visita a Matera. Sembra di leggere un fumetto di secoli e secoli fa, per niente pomposo o appariscente, cionondimeno profondamente sacrale: una vera esperienza spirituale.
Avrei tanto voluto visitare anche Craco, borgo fantasma non lontano da Matera, ma i tour erano stati soppressi a causa COVID. Poco male, un motivo per ritornare. E poi non tutto il male viene per nuocere, dato che penso sia raro poter visitare i sassi in una Matera quasi disabitata. Avevo la città tutta per me. Matera was my oyster!
Matera mi rimarrà sempre nel cuore ed è difficile chiudere questo post in modo adeguato, senza lasciare niente di non detto, tanto meno posseggo doti poetiche o letterarie adatte che possano riempire quel vuoto, pertanto, ancora una volta, mi affido alle parole di chi l'ha vissuta più a lungo di me, a chi ha avuto più tempo per conoscerla e apprezzarla, a chi non scatta fotografie di un momento, ma scrive pagine che ne raccontano la storia.
"Matera, la città delle grotte, così povera, così inabitabile, e tuttavia così bella, che ben si comprende la ripugnanza dei contadini per le nuove case dei villaggi degli Enti di Riforma agraria, e l’ostilità a lasciare per quelle le antiche caverne, abitate dagli uomini fin dalla preistoria, da quando, in quelle grotte, abitavano gli dei." (Carlo Levi)
da https://www.vglobale.it/2019/10/27/il-senso-dei-luoghi-aliano-e-carlo-levi/