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lunedì 26 febbraio 2018

Caparezza in concerto

Per chi non lo sapesse, sono rientrato in patria per un mese per motivi di salute. Dopo mesi di acciacchi che i medici cinesi non sono stati in grado di risolvere, ho deciso di farmi fare diagnosi da qualcuno che fossi in grado di capire quando mi parla.

Senza certezza di potervi assistere prenoto due biglietti per il concerto di Caparezza per me e mio padre. Malgrado essere stato operato il giorno prima, decido che non posso perdermi l'evento e ci vado in sedia a rotelle, mio padre a spingere. Non sono io il suo bastone della vecchiaia ma lui il mio bastone della giovinezza (o presunta tale ormai).

Ma son 6 anni senza il Capa dal vivo, astinenza totale. S'adda fà, assolutamente.

Come lo vedo sul palco mi scende la lacrimuccia, come se fossi una fangirl degli One Direction, ma mannaggia al demonio ci son cresciuto con i suoi pezzi e visto il mio girovagare per il mondo mi ricollego ai concerti che mi hanno accompagnato nell'adolescenza e l'emozione si fa sentire, anche perché quasi si dava per scontato che non lo si sarebbe più riusciti a vedere dal vivo.

Prima parte del concerto interamente dedicata al suo nuovo album che io, purtroppo, non ho avuto modo di approfondire granché per questioni di tempo soprattutto. Questi i pezzi:

Prosopagnosia
Prisoner 709
Confusianesimo
Una chiave
Ti fa stare bene
Migliora la tua memoria con un click
Larsen
L’uomo che premette
Autoipnotica

In grassetto quelle che conoscevo bene. Insomma per riassumere grande energia con Prisoner 709 ed effetti pirotecnici che fanno concorrenza ai Rammstein. Senza l'effetto mangiafuoco s'intende, che vende un mondo sano e generoso. (ciucciafiuoco, ndr).

BANG BANG FEUER FREI 709!

Il cuore si scioglie quando delle cornette scendono dalla parte alta del palco e parte il beat di Una chiave, unico pezzo che mi ero imposto di riprendere per intero perché per me è un pezzo sentimentale. Qui sotto il video:



Perché è un pezzo sentimentale per me? Perché come ho detto in un altro post, sebbene Caparezza parli al suo sé adolescente, parla indirettamente anche al me adolescente. Succede quando le sue canzoni ti hanno accompagnato nei momenti duri del bullismo e ora ti aiutano a riguardare a quei giorni da un altra prospettiva, quella di chi comunque ne è uscito e guarda a sé stesso in modo molto diverso.

E non era vero che non ero capace, e non era vero che non c'era una chiave, anche se l'ho pensato così fortemente.

Per questo c'era la lacrimuccia prima del concerto e c'era a questo pezzo, perché questa canzone è il collante dai miei 14 anni ai miei 28 odierni. Metà esatta della mia vita.

Sono una pussy di merda, che ci volete fare.

Subito dopo un altro singolo: Mi fa stare bene, pezzo molto orecchiabile e in un album così sofferto di un certo valore. Almeno così la vedo io. È un po' quello che mi sento io. Ultimamente mi sembra che malgrado certe difficoltà (di salute anche nel mio caso), guardando nell'insieme, io abbia comunque la fortuna di sapere cosa "mi fa stare bene". Persone che hanno un volto, passioni che riesco a seguire, luoghi che posso visitare.

E parlando di problemi di salute, un pezzo che avevo ascoltato senza prestare troppa attenzione (colpevolmente) era Larsen. Caparezza soffre di acufene, un disturbo che porta a sentire stridii e rumori intensi anche laddove non ci sono. Traspare l'impossibilità di vivere una vita normale da parole e musica. I cori delle ragazze che cantano "fino alla fine" è disperante e rimanda quasi al suono di quei fischi e stridii che il Capa sente nella sua testa. Che pezzo ha tirato fuori da una situazione del genere...! Detto questo sarebbe stato meglio non fosse mai successo e si spera presto possa essere solo un brutto ricordo. 


A spezzare la prima parte riguardante il nuovo album, molto intimo, cominciano le scenette che introducono la seconda parte dove il Capa canta le sue "hits", se così si può dire. Aspettavo le scenette con ansia, è uno dei tratti caratteristici dei suoi concerti.

Per sottolineare come dai problemi se ne esca e non ci si debba soffermare troppo, citazione beatlesiana di "With a little help from my friends" e via con Fuori dal Tunnel. Qui tutti si canta a squarciagola, come ovvio. Non so quanto la cosa faccia piacere al Nostro, visto che Guccini non canta l'Avvelenata e Kurt Cobain non suonava volentieri Smells like teen spirits, ma resta il pezzo che nel bene e nel male l'ha fatto conoscere al grande pubblico. Per chi canta come un pazzo a mari e monti, ignoranti e colti, sperando che qualcuno ascolti credo possa considerarsi comunque una canzone di un certo significato. Che poi boh, sto speculando.


Ho selezionato per voi solo il meglio

La canzone successiva è Legalize the premier, sotto elezioni pensavo (e forse un po' speravo) che avrebbe fatto una scenetta politica di introduzione, invece nisba. Non so se c'entri il silenzio elettorale. Forse sarebbe semplicemente stato troppo politico (cit.). Anche qui si svalvola e ci si contorce la lingua per cantare a tempo la parte "quand'ero bambino vestivo come un manichino dell'atelier".

Poi scenetta a tema Titanic, dove Capa e Diego Perrone si portano in testa ad un palco che somiglia al famoso transatlantico per poi scendere in terza classe fra i violini irlandesi a cantare Non me lo posso permettere.

- "Jack, paint me like one of your french girls."
- "Ammazza che fOca!"

Qui sotto uno spezzone del ballo in tenuta irlandese di terza classe. Dimenticavo di dire che ci ho fatto l'Erasmus a Dublino, che momenti! Su sto pezzo mi parte il Flogging Molly che è in me.


Il secondo pezzo di Verità supposte è Jodellavitanonhocapitouncazzo. Per me che ho il cognome tirolese ha un certo significato. Meravigliosa la scenetta introduttiva con tanti sosia di Caparezza che amplificano i suoi tratti caratteriali, chi timido, chi curioso, chi potenziale serial killer. Oh, parole sue eh!


Goodbye malinconia a seguire. Diego Perrone con l'inglese se la cava bene dai. Caparezza canta mentre corre sulla ruota come un criceto, forse simbolo di una generazione che per quanto si sforzi non va da nessuna parte se non verso un instabile altrove.

Interessante il monologo-"outro" del pezzo dove Capa afferma che non serve cambiare la tua posizione nel mondo per migliorare te stesso. Lo puoi fare pure in camera tua se hai l'ispirazione giusta. Io applaudo anche se non sto mai a casa mia, ma condivido. Chiude il discorso dicendo che solo un viaggio gli ha cambiato la vita...

...e parte China town. Voglio dire, qui mi sciolgo abbastanza. È una coincidenza sicuramente, ma per me che in Cina ci vivo e che in un certo qual modo mi ha cambiato la vita, è una bella coincidenza. So benissimo che China la pronuncia con la /k/ e pertanto non fa diretto riferimento alla Repubblica Popolare Cinese, ma mi piace vederci quello che ci voglio vedere in questo caso. #mifastarebene


Che poi il Capa in Cina tira parecchio. La mia delusione quando chiesi la traduzione del testo ai madrelingua ricevendo per tutta risposta che il testo cinese fosse troppo idiota per essere tradotto. Come si permettono di permettersi?

Scenetta sulla fine del mondo e sullo sterminio delle api, a seguire esecuzione de La fine di Gaia. Capa si esibisce in tenuta da apicoltore ed afferma che sia uno dei capi più difficili da indossare e da svestire. Buono a sapersi, almeno so che di tutti i lavori che avrei potuto fare e che ho mancato, quello ho fatto bene a mancarlo. Non che ci abbia mai pensato seriamente, in realtà.

Scenetta sullo spaventapasseri che come un Dio scaccia i corvi dal nostro oggi e domani. Forse di tutte le scenette quella che il mio povero cervelletto è riuscito a seguire di meno, ma riprendo subito la piena facoltà mentale sentendo l'introduzione di Vieni a ballare in Puglia e con me tutto il pubblico che salta, canta e, appunto, balla (ma non in Puglia).

Giuro che non mi drogo per fare battute così idiote, peraltro anche Capa giura di non drogarsi quando parla dello spaventapasseri come di una divinità scacciacorvi. Noi si può. A-Ha.

Divinazione di spaventapasseri

Ma lo spaventapasseri assume la sua collocazione metafisica perfetta nel contesto del concerto quando Capa lancia un monologo su Van Gogh.

Questo è il momento per me più intenso del concerto, un po' perché Van Gogh l'ho visto e rivisto in Francia e ne sono rimasto incantato, un po' perché mi ha sempre affascinato il suo personaggio e ho sempre detto che essere il creatore di tanta bellezza e riceverne in cambio solo umiliazioni sia un macigno che schiaccerebbe chiunque, e un po', infine, perché sottoscrivo tutto quello che viene detto nel monologo che vado a mostrarVi, oh miei cari lettori, qui sotto. 


Come avrete intuito, la canzone in coda al monologo è Mica Van Gogh.

Uscita breve di scena, rientrano tutti vestiti di rosso con colbacco, baffi e bandiere comuniste. 


Parte Avrai ragione tu, una carica di energia. Una scenografia spettacolare. Qui rimpiango di essere sulla sedia a rotelle mannaggia a me. Vorrei pogare e urlare a squarciagola in un palazzetto stracolmo a maggioranza kommunistah "magari chiedo scusa ai leghisti, magari scrivo a caratteri cubitali, voglio la Padania libera via dall'Europa per il gusto di chiamarvi EXTRACOMUNITARI!"

Invece mi ricordo di vivere in un paese a maggioranza berlusconiana (soon, you'll see) e piango interiormente.

Rimpiango molto di non aver estratto alcun video della canzone, ma ero troppo preso bene per incappare in simili distrazioni.

Altra botta di energia con il più classico dei classici (cit.): Vengo dalla luna. Altro pezzo che ha un che di sentimentale per me, essendo spesso io stesso lo "straniero". Lo si canta tutti all'unisono a memoria e anche qui, vorrei tanto pogare. TIENITI LA TERRA UOMO IO VOGLIO LA LUUUNA!

E vorrei tanto pogare anche il pezzo successivo che è Abiura di me. È il pezzo di chiusura. Una chiusura degna di un concerto che per me è davvero stato aria fresca nei polmoni.


Che altro vi posso dire? Erano passati 6 anni dal mio ultimo concerto del Capa. Troppi. 


giovedì 15 febbraio 2018

L'esercito di Terracotta

Finalmente ho trovato il tempo di visitare l'Esercito di Terracotta. Ci sono volute un'ora e mezza e due bus dal centro città per arrivarci, ma ne è valsa la pena, anche perché ha comportato uscire dalla grande metropoli e vedere un po' di verde e le montagne circostanti.

A proposito di bus, un consiglio a chiunque voglia andarci, evitate i bus colorati, per intenderci quelli con la gente urlante che ti prende sottobraccio per portarti a bordo del bus. Prendete solo quelli bianchi, quelli sono i bus ufficiali. Qualora decideste di andarci, capirete di cosa parlo. Dopo un po' di tira e molla, sia l'autista del bus bianco che i passeggeri che ci hanno visto salire, ci hanno rassicurati di aver fatto la scelta giusta.

7 kuai a testa e si parte per l'avventura. Arrivati il sito non è facile da trovare in quanto è pieno di bancarelle ma basta chiedere, ci sono alcuni centri di informazione dove si possono ottenere informazioni in inglese.

L'entrata è 120 kuai a persona. Ressa di guide turistiche che si offrono di accompagnarti in ogni anfratto del sito. Ne prendiamo una.

Percorriamo un sentiero in mezzo alla neve e arriviamo al sito vero e proprio. Lo spettacolo è maestoso anche se la massa di turisti e il fatto che li si vede dall'alto li fa apparire distanti, non se ne apprezzano i dettagli.

I dettagli si apprezzano molto di più quando si arriva alle teche.

Generale

Detto ciò, per quanto mi riguarda il luogo è assolutamente da visitare e di eccezionale bellezza. Il contesto storico nel quale è stato creato l'Esercito di terracotta è, almeno per me, qualcosa per il quale è molto difficile provare fascino, visti i deliri di onnipotenza dell'Imperatore Qin, l'ideatore del sito.

Per riassumere, l'Imperatore idealmente avrebbe voluto che tutti coloro che lo avevano accompagnato in vita morissero con lui, quindi ha murato vivi ministri, funzionari, concubine e pianificava di portarsi via anche il suo esercito, cosa che per motivi pratici si dimostrò inattuabile. Così nacque l'idea di un esercito di terracotta.

Entrare in sintonia con un luogo che racconta una storia del genere mi è difficile e ho visitato luoghi che mi sono entrati nel cuore in maniera più profonda, ma ciò non toglie che sia un sito di eccezionale valore storico e dall'immenso potenziale, visto che è stato scoperto negli anni '70 da dei contadini (l'ultimo dei superstiti, Yang Zhifa, rilascia autografi in uno dei negozietti di souvenir del sito, se può interessare) e da allora si continua a scavare. La tomba vera e propria dell'Imperatore è ancora rimasta immacolata dal momento in cui l'hanno sepolto, visti i rischi di crollo e i fiumi di mercurio che la circondano. 

La visita vale la pena, quindi se interessati, andateci e... senza fretta. Più aspettate, più ci sarà da vedere, questo forse è il bello! :)

Io ovviamente, non potevo esimermi dall'offrire il mio modesto tributo musicale al sito!


Penso in giro per il mondo ci siano video da diversa prospettiva, c'era un po' di pubblico e qualche smartphone alzato! :)

Hasta pronto! Chamampi Sikuri!

venerdì 5 gennaio 2018

Bye 2017!

OCCAZZO UN ALTRO POST DI BUONI PROPOSITI PER IL 2018 E DI RINGRAZIAMENTI A MO DI PREMIO NOBEL PER CHI C'È STATO NEL 2017!!!!!

No. Non ricado in cliché così scontati, o meglio non completamente.

Ultimamente ho ripescato un po' di Woody Allen che era rimasto latente nella mia memoria, fra spezzoni di Il dittatore dello Stato libero di Bananas e Amore e Guerra, mi ha colpito rivedere questo spezzone di Manhattan.


Non voglio essere tanto drammatico da stilare una lista dei motivi per vivere, quelli li trovate da soli. Qui ci si rimette sempre alla parola di Quelo.



E quindi la mia lista, un po' meno ambiziosa, sarà su ciò che è valso la pena vivere nel 2017 (e rotti).

I viaggi a Parigi, da solo e con mio padre

Perché da soli si respira la città. In compagnia la si condivide. Condividerla con tuo padre che si lancia in improvvisazioni di francese maccheronico poi è ancora più bello. Da ricordare il "pour plaisir" invece dell'inflazionatissimo "s'il vous plait" e i dialoghi in lingue tutto fuorché francofone con la tipa alla reception dell'hotel. Penso fosse un'idioma più vicino al dialetto novarese che al francese.

Hm, il dialetto novarese è abbastanza francofono comunque, in effetti.

Le reunion a Brema e a Milano prima del grande viaggio in Cina

Con quegli amici e amiche che per quanto non riesci a sentire spesso, avverti sempre presenti nella tua vita. Vabbé ma come sono romantico però. 

Però è vero. Grazie se mi state leggendo.

Ecco, adesso sì che sembra un post di ringraziamenti stile Nobel. FAIL

Brema? Sì, bella città ma non ci vivrei

I viaggi a Trieste e in Croazia con la famiglia

Viaggi per lo più di interesse storico-culturale che di villeggiatura. A Trieste un crocevia di storie che si intrecciano fra le due Grandi Guerre (e appena dopo). In Croazia la bellissima Pola e poi sulla via di rientro in Italia il Museo della cultura fiumana, istriana e dalmata per mettere le prime due cose insieme. Chi ha vissuto la guerra e ha dovuto abbandonare la sua città natale, quando è riuscito a sopravvivere.

Su questo farò magari un post a parte un giorno, intanto un estratto di bellezza cristallina del mio viaggio: l'anfiteatro di Pola.


L'uscita di pezzi rap italiani che sanno ancora parlarti al cuore


"Chi pensa che il mondo sia meraviglioso non ha visto quello che ti stai creando per restarci"

Un tuffo al cuore. I miei anni da 16enne pieno di insicurezze e timidezza. Che poi più o meno sono le stesse caratteristiche di Gabriele 28enne in un certo qual modo. Questa canzone parla sia a quel ragazzino riccioluto bullizzato di allora che all'uomo di oggi, alleggerito da quelle pressioni e da molti preconcetti su sé stesso.

La rima sotto il video è quella che più di altre sento vicina, ma anche i passaggi qui sotto contribuiscono a completare il quadro. 

"gli incisivi con cui mordi tutte le matite", "potessi abbattere lo schermo degli anni ti donerei l'inconsistenza dello scherno degli altri", "so bene come ti senti e so quanto ti sbagli, credimi", "noi siamo tali e quali", "ci separano solo i calendari", "sono sopravvissuto al bosco ed ho battuto l'orco, lasciami stare fai uno sforzo e prenditi il cosmo".

Potessi parlare con Gabriele 16enne, gli direi tutte queste cose, ma probabilmente non riuscirei a dirle bene così. O magari sì, con un po' di impegno. Così mi sento adesso, con quell'idea di dover proteggere chi sono stato allora da chi non mi ha lasciato essere in quel momento ciò che sono comunque diventato. TOH.



Willie Peyote, il ritornello è un capolavoro. Mi dà orgasmi di buonsenso.

"Votare è un diritto, votare è un dovere
Ma se non sai chi votare, vota me per piacere
Tanto non hai alternative, guarda chi abbiamo al potere
Noi siamo gli unici onesti, lo dovresti sapere
Votare è un diritto, votare è un dovere
Ma se poi andiamo a vedere mi chiedi di scegliere bene
Per il bene comune, in comune che pensi di avere
Anche tu mentire l'hai reso un mestiere"

E sto referto degli esami non so nemmeno io se ho voglia di ritirarlo, di fatto andrò in Italia apposta prossimamente. Quella vena nostalgica che aiuta a vivere meglio, senza piagnistei, un po' come la canzone un po' più sopra.

"Come la tua mancanza, io non la sento anche se so che c'è...."


Ehi ehi, aspetta! Non ho finito con i consigli musicali!

La magia di Rodrigo e Gabriela. Con un nome così poi il risultato non può che essere eccellente

Clutch sembra una marca di bricolage, tipo Bosch e cose così. Martellare martella parecchio in effetti.

Un lavoro che mi piace!

Eh beh, detto niente. Insegnare la prestigiosa Lingua Italiana ai cinesi è uno spettacolo. Un po' problematico quando devono scandire la parola "grande", vista la loro tendenza a cambiare le R in L, ma nel complesso un vero e continuo scambio culturale.

Vederteli cantare ad minchiam "Cuore matto" perchè hai fatto fare loro un esercizio sui pronomi indiretti (che ho appena usato magistralmente in questa frase, puah) è da gioia di vivere assoluta.

E poi a Natale cena tutti insieme, si svalvola con mix di lingue strani, regali a go go, accenti fasulli italiani mentre parli cinese. Ah, ovviamente si mangia tutti Panettone e Pandoro insieme allegramente. Spettacolo puro.

Gli ultimi istanti immortalati del Pandoro Maina prima di essere divorato selvaggiamente

Beccare i biscotti novaresi nei supermercati cinesi

Si avvertiva da tempo, c'è tanta voglia di Novara nel mondo. Troppa gioia.


Ovviamente anche loro sottoposti ai palati dei miei studenti. Apprezzati, come deve essere, se no li caccio fuori a pedate.

Imparare il cinese

Ebbene sì, as we speak, ho finito l'unità 75 del mio libro facendo già 27 unità di ripasso. Questo vuol dire che ho appena superato la metà esatta del libro. Non ci si abbatte alle poker face dei tassisti perché si sbaglia il tono della stazione della metro dove vuoi che ti scarichino. Ormai poi sono il re delle small talk, sempre meno small, fra un po' conoscono pure i miei segreti d'infanzia questi.

非常好 

Nuove amicizie, nuove relazioni

Svizzeri, egiziani, slovacchi, colombiani... sembra l'inizio di una barzelletta, invece sono le nazionalità di chi come me ha mollato qualsivoglia piano di vita stesse portando avanti in quel momento per finire in quel di Xi'an. E sì, ho parlato di relazioni, un avvenimento da queste parti frequente quanto una dichiarazione di pace fra le due Coree.

Magari un giorno vedremo anche quella. I HAVE A DREAM!

e per ultimo.... tutto quello che sto dimenticando!

Vuoi perché è scientificamente provato che l'invecchiamento inizi ufficialmente alla soglia dei 25 anni, soglia da me già passata, o perché non tutti gli avvenimenti sono stati positivi e quindi indimenticabili, la pubblicità su Youtube ad esempio. 

Ma in qualche modo anche gli eventi negativi vanno ricordati, sia perché non si vuole ripeterli, sia perché alla fine la maggior parte delle volte è difficile siano completamente negativi.

Infatti, tornerò in Italia per un mesetto a Febbraio per fare un bel controllo della mia salute da cima a fondo in quanto sono stato tartassato per mesi da problemi fisici. Ho bisogno di riprendere possesso del mio corpo, se no come faccio a girarmi l'Asia e a fare tanti bei video donde se toca Sikuri? :)

Buon 2018!

Grazie dell'attenzione e hasta pronto!

Chamampi Sikuri!





martedì 28 novembre 2017

Allah faccia!

Secondo post sulla mia esperienza cinese. Sono riuscito a ritagliarmi una giornata libera dai miei impegni lavorativi e ho optato per visitare il Quartiere Musulmano di Xi'an. Ebbene sì, Xi'an ha una popolazione musulmana di 50.000 abitanti. Sembra poco in confronto al numero di persone in totale residenti a Xi'an (8/9 milioni), ma stiamo comunque parlando di una popolazione due volte quella della mia città natale.

Questo mi riporta alla mente quel giorno in cui un cinese mi chiese se la mia città di provenienza fosse grande e io risposi che nella mia città abitavano 25.000 persone. Le sue risate al sentire il termine città associato a 25.000 persone. Un errore che non commetterò mai più.

Comunque, quartiere molto colorato, a volte anche un po' smaccatamente turistico devo dire, ma niente di intollerabile. Bisogna trovare gli angoli giusti. Qui sotto foto delle zone "colorate".



Non stavo cercando di fotografare il bidone dell'immondizia nel dettaglio, giuro

Qui si trovano molti diversi tipi di cibo tipico cinese/musulmano. Ho optato per un frutto giallo strano che fortunatamente è risultato più che mangiabile. In seguito ho mangiato una polpetta di fagioli dolci, poi volevo mangiare anche un polpo fritto, ma il colore rosso fuoco mi ha fatto temere fosse piccante (anche detto 辣 "la"), quindi ho desistito. Poi ho bevuto succo di melograno...


Minuto 2.04. "Ma che cosa c***o me ne frega di cosa avete bevuto??"

Ok. Ok. Proseguiamo.

Come dicevo, bisogna trovare gli angoli giusti. Il passaggio che porta alla moschea è uno di questi.


E poi c'è proprio la Grande Moschea e il suo vastissimo giardino, da perdercisi.







In quest'ultima foto si può notare la differenza fra il cinese moderno (a sinistra, più piccolo) ed il cinese antico (a destra, più grande). Questa lingua, questa cultura, hanno 5000 anni di storia e questo pezzo di legno, verosimilmente posto qui durante la costruzione della Moschea, ha circa 1500 anni. Un viaggio nel tempo insomma.



Dio come passa il tempo!

La compagnia di viaggio prevedeva anche una mia amica egiziana che è entrata in moschea a pregare. Portare un'egiziana a pregare in una moschea in Cina. Checked on my list! Nelle sue preghiere magari avrà inserito un ringraziamento speciale per l'occasione unica che le è capitata.

Dal canto mio, il mio modo di ringraziare per i posti che riesco a visitare lo conoscete, è sempre lo stesso :)




Il secondo video è stato girato nei pressi della Bell Tower, anche detta Torre del Campanile. Qualcuno si è fermato a fare un video, pure i poliziotti lì stazionati sembravano interessati alla performance. Incoraggiante :)

Alla prossima! Chamampi sikuri!


lunedì 13 novembre 2017

Flor de Cactus (Tutorial)



ARKA: --5----33--4--
IRA:      5--44----3--4

ARKA: 33---2--3--3---4
IRA:      ---2------3--3--4

ARKA: 2-3-2-3
IRA:      -2-3-2-   *repique

ARKA: --5----33--4--
IRA:      5--44----3--4

ARKA: 33---2--3--3---4
IRA:      ---2------3--3--4

ARKA: 2-3-2-3
IRA:      -2-3-2-   *repique

ARKA: 33345-----------55----6-
IRA:      -------4445654-----5---6

ARKA: 3-3-3-3
IRA:      -4-4-4-   *repique

ARKA: 33345-----------55----6-
IRA:      -------4445654-----5---6

ARKA: 3----23
IRA:      --2---

ARKA: -----55----6-
IRA:      54-----5----6

ARKA: 3----23
IRA:      --2---

ARKA: -----55----6-
IRA:      54-----5----6


No tienes un siku? Inténtalo con el simulador!

Simulatore di Siku



Flor de cactus

Muchachita flor de cactus
pedacito de mi corazón
tu vas tejiendo aquel romance
de nuestro cariño.
Flor de cactus, ilusión de amores.

Con tu inmensa cabellera
destrenzada cual un arrebol
el atractivo de tu carita
es una acuarela.
Flor de cactus
Lienzo de hermosura.

En tus labios quiero estampar
beso ardiente lleno de pasión
como un recuerdo de mi cariño
que nace del alma.
Flor de cactus
ilusión primera.

Cuando agitas tus cabellos
destrozando las brisas de amor
son cual retazos que van flameando
dentro de mi pecho.
Flor de cactus
Ilusión de amores.

Fiore di cactus

Ragazza fiore di cactus
Pezzetto del mio cuore
Stai tessendo quel romanzo
del nostro sentimento
Fiore di castus, illusione d'amore

Con la tua folta chioma
sciolta come le nubi rosse nel cielo
la bellezza del tuo viso
è come un acquerello.
Fiore di cactus
Bellezza su tela

Sulle tue labbra voglio stampare
un bacio ardente pieno di passione
come un ricordo del mio sentimento
che nasce dall'anima.
Fiore di cactus
Prima illusione

Quando agiti i tuoi capelli
Sciogliendo le brezze dell'amore
son ritagli di stoffa che si infiammano
dentro al mio petto.
Fiore di cactus
Illusione d'amore

Tema originario della provincia di Moho, Puno. Testo di Gaspar Aguirre Flores. L'origine della musica è meno chiaro, potrebbe essere opera di Waldo Calderón Pacoricona (Wayna Titicaca de Conima) o di Javier Mantilla (Los Huaycheños, Puerto Acosta, Bolivia)*. Come è facile intuire dal testo, il tema è l'amore disilluso. La passione, il sentimento di un amore appena nato ed il trasporto incondizionato che ne scaturisce.

---

*Fonte: http://aylluastur.blogspot.jp/2009/09/la-historia-de-flor-de-kactus.html

lunedì 23 ottobre 2017

Jaka piękna Polska!

Altro post, altro giro, altro Paese: la Polonia.

Annus domini MMXIV... aehm, scusate, Italia e Polonia, due paesi cattolici. Mi son fatto prendere la mano.

Dicevo appunto anno 2014 passato d'istanza a Berlino, che non ci si fa un salto in Polonia? È sempre stato un Paese che ti ha incuriosito. Un po' per la sua storia, un po' perchè trovi polacchi dappertutto e spesso diventano tuoi przyjaciel (= amico), un po' perchè minchia, la vodka. Ma sì, andiamoci!

I primi incontri ravvicinati con la Polonia a Dublino, in Erasmus. Mateusz compagno di stanza e Daniel nella stanza accanto. Cracovia la città del primo, Poznan la città del secondo. Eh e allora che città dovrei visitare quindi? Cracovia e Poznan, appunto.



Un Polskibus chiamato desiderio

Biglietto Polskibus Berlino -> Cracovia prenotato per un pugno di złoty e si parte all'avventura. Si passa il confine e il welcome to Poland è una bella strada dissestata che fa venir su il panettone di Natale '95. Dopo mesi di perfezionismo tedesco, finalmente un po' di romantica strada scassata da sentirsi sulle montagne russe. Ci piace!

A Cracovia mi riunisco con Daniel, anche lui venuto per l'occasione e con Mateusz, autodefinitosi in italiano con accento alla SuperMario "polacco pazzo". Mi spiega la storia della Cattedrale, di come i due campanili furono costruiti da fratelli in competizione, per questo un campanile è più alto dell'altro.


Oltre i confini del campanilismo su Rieduchescional Ciannel

Mi racconta anche di come una guardia della torre della Cattedrale suoni una melodia che si interrompe nello stesso momento in cui secoli prima si interruppe la melodia che segnalava l'arrivo dei Tartari, proprio perchè la povera guardia intenta a segnalare il suddetto arrivo con squilli di tromba, fu colpita da una freccia. È una città che brulica di folclore come ne ho conosciute poche.

Altra cosa da dire, a Cracovia credono molto nel Signore, ma c'è anche un altro signore che è omnipresente.



A Cracovia c'è sempre un Wojtyla che ti osserva

Se sbaglio mi corigerete, vai tranquillo Karol che ormai sei italianissimo

Il trionfo dell'italianità, combo micidiale! FELICITAAAA'! ♫

Da lì si va a visitare il Castello di Wavel e si fa tappa dalla Dama con l'ermellino. Poi si fa qualche passeggiata approfittando del bel tempo, perchè le città bisogna sì visitarle, ma anche respirarle un po'. Girovagare senza meta, perdersi.

Duzo słonca

Quello che però mi ha colpito di più è il Quartiere ebraico, qui comincia a sentirsi il peso della triste eredità della Seconda Guerra Mondiale, si avverte nell'aria la tragedia, l'odio, la paura che hanno caratterizzato queste zone.

Stele commemorativa per i 65mila ebrei di Cracovia che persero la vita durante l'invasione tedesca

Questo è il punto di svolta del viaggio, dalle uscite in discoteca (actually not my piece of cake) e i vari shottini di vodka tuttifrutti, si passa alla Polonia che in realtà, mi affascina di più, ovvero quella che convive con lo spettro di ciò che le è stato portato via e che comunque, malgrado i disegni del nazismo (Lebensraum), resiste ed esiste, stoica e senza paura di esibire le sue cicatrici.

Il passaggio alla volta della fabbrica di Schindler

La fabbrica di Schindler è stata per me un'esperienza quasi paranormale, nel senso che si fa fatica a credere a tanta crudeltà messa in atto dai nazisti. Avevo visitato i musei tedeschi sul nazismo, dove però l'argomento, anche un po' per il loro ovvio poco andarne fieri oltre per la forte inclinazione a "catalogare" un po' tutto dei tedeschi, era sempre trattato più da un punto di vista storico e oggettivo.

Bene, in Polonia no. Questo museo racconta di fatti accaduti, ma ciò che qui è oggettivo non è riportato in maniera neutrale, ma enfatizzato, brutalizzato, assolutizzato per risaltarne l'aspetto disumanizzante. Per metterla su un punto di vista visuale, se nei musei tedeschi vedi le statistiche dell'Olocausto, le foto e quant'altro, qui sei dentro il ghetto. Ti hanno messo le mura intorno e TU sei dentro il ghetto. Sui muri le testimonianze di chi ci ha vissuto. Non stai leggendo il catalogo dell'Olocausto, piuttosto ti senti come un topo che si nasconde dal gatto. 

Immaginate l'umiliazione di vedere la vostra città tappezzata di bandiere naziste

Soldati nazisti che tagliano la barba ai rabbini

Dentro al ghetto

Proprio su quest'ultima foto vorrei soffermarmi per lasciare qualche testimonianza su questo spazio. Immaginate di camminare dentro al ghetto e di leggere queste testimonianze, con i muri tirati su a forma di lapide, come fecero i nazisti. 


"Nell'Aprile del 1941 quando gli ebrei celebravano la Pasqua, una festa in celebrazione dell'esodo dall'Egitto, i muratori hanno cominciato a costruire un muro attorno al ghetto.

I nostri aguzzini hanno tirato su un muro fatto di lapidi. Hanno usato questo simbolo in modo da rendere il ghetto una tomba laddove vivono migliaia di esseri umani discriminati." (dr. Julian Aleksandrowicz)

"Ania ogni tanto riusciva a prendere del latte, formaggio, uova... i prodotti dei quali cominciavamo a dimenticare l'esistenza. Ania non diceva mai come riuscisse a passare dall'altra parte del ghetto, oltre i tedeschi armati e i soldati ebrei e polacchi. Sapevamo che cosa sarebbe successo a quelli che scappavano per smerciare cibarie. Eppure Ania rispondeva: come si possono tirare su i bambini senza nemmeno un bicchiere di latte?" (Miriam Akawia, 13 anni)

"Che contrasto! In alcuni appartamenti del ghetto: le preghiere, i pianti e i lamenti degli orfani... e attraverso il muro, dall'altra parte: la musica, la vodka, le intemperanze senza freni. 'Sarà il nostro turno fra poche ore', pensavano i partecipanti. I nazisti ci trascineranno fuori al miglio Optima. Lasciamo almeno che ci portino fuori storditi dall'alcol, con il senso di avere almeno soddisfatto i nostri istinti di base. Cosa possiamo raggiungere con le nostre mani? Cosa possiamo fare per contrastare questo mare di odio?" (dr. Julian Aleksandrowicz)

"Non era facile dire - scappate dall'evacuazione! E come avresti potuto superare il filo spinato e i poliziotti a guardia? Come avresti potuto fare anche un solo passo in una strada qualsiasi? Una volta notata la fascia al braccio, avresti una pallottola in testa. Lasciare la fascia? Una volta visto quel simbolo bianco scivolare giù dal tuo braccio, ti porterebbero direttamente alla polizia. Anche se ti nascondessi nel più buio dei nascondigli, qualcuno vedrebbe sempre l'ebreo nascondersi e uscirne da... da come? beh, chi? Anche se lasciassi cadere la tua fascia 100 volte, saresti sempre te stesso. Saresti comunque un ebreo, anche senza banda al braccio. La tua ebraicità verrebbe fuori ad ogni tua mossa ansiosa, ad ogni tuo passo incerto, ogni volta che ti pieghi sulla schiena, come se fossi schiacciato dal giogo della schiavitù, della tua prigionia, ogni volta che ti guardi attorno con quello sguardo da animale battuto. Sarebbe evidente dalla tua figura, la tua faccia, i tuoi occhi, tutti marchiati con il timbro del ghetto." (Gusta Dränger, insegnante, combattente della Żydowska Organizacja Bojowa)


Quest'ultima testimonianza, per lucidità e freddezza, è quella che mi scombussola più l'anima.

Non ho visitato Auschwitz anche se in realtà sarebbe stato alla portata quanto a distanza. Un po' per il fatto che ero andato in Polonia a trovare amici, e fare tutto il giro dell'Olocausto non è il modo migliore per goderti la loro compagnia in maniera spensierata; un po' perché certe cose basta saperle nella portata in cui ti sono state raccontate, non c'è bisogno di andare a sbatterci il muso. Forse mi intimorisce pensare che potrebbero anche essere peggiori di come me le immagino. 

In Polonia il tema rispetto ad altri paesi è trattato molto più crudelmente, come a voler esibire la cicatrice affinché tutti la possano vedere. Non per vittimismo, non per pietismo, ma per memoria. La memoria di chi non dimentica cosa l'uomo può diventare quando perde la ragione e si tramuta in cacciatore o preda di altri uomini. In ambi i casi non più un uomo, e qui citare Primo Levi è tanto ovvio quanto fondamentale.


È molto difficile parlare del resto del viaggio dopo una così lunga, e doverosa, parentesi sulla storia della Polonia durante la Seconda Guerra Mondiale, e non comincio nemmeno a parlare di ciò che venne dopo (Russi, aehm, *coff* *coff*). La Polonia ovviamente non è solo questo. 

La Polonia è la gente amichevole, le stradine acciottolate di Cracovia, Wisława Szymborska, le chiese dappertutto, i vari gruppi rock quali Dzem, Republika, Kult, i pierogi, la loro lingua difficilissima e per questo intrigantissima... perchè la Polonia è così: impenetrabile e distaccata all'inizio, quanto calda e accogliente quando impara a conoscerti. 

E qui qualche ricordo dolce che lega più aspetti qui sopra citati riaffiora. Dopo Cracovia, capitolo Poznan. Il tempo stringe, solo un giorno a disposizione. Si arriva a Poznan e si va subito a bere qualcosa dagli amici di Daniel, d'altronde piwo to moje paliwo dicono i polacchi, ovvero "la birra è il mio carburante". 

Avendo qualche amico polacco qui e lì qualche parolina l'ho imparata, a parte il fatto che ho tartassato Daniel chiedendo di tradurmi ogni cosa vedessi in giro che nemmanco un bambino di tre anni col suo babbo. Cena dagli amici di Daniel si diceva, io l'unico straniero, ce ne sono pochi da queste parti. Corpo estraneo al gruppo, la prima domanda non può che essere: "Czy mówi Pan po polsku?" ovvero se parlassi polacco.

Non me lo faccio chiedere due volte.

Risposta: "Tak tak, naturalnie, jablko i gruszka wszystkiego najlepszego..."

Nella fattispecie qualcosa del tipo: "Sì sì, certo, mela e pera, buon compleanno..." e altre belinate random in polacco con accento alla Renzi quando parla inglese a fare massa.

Qui i polacchi presenti non si trattengono e si rotolano a terra dal ridere. Mi offrono birra, cibo (e canne, ma non fumo) come se avessi recitato la Szymborska a memoria su un piede solo.

E così mi sento quando incontro un polacco, cosa statisticamente probabile al 99% in ogni parte del mondo. Ho appena conosciuto una polacca a Xi'An, in Cina. Capito? Sono anche in Cina. Da quel punto di vista ci assomigliano a noi Italiani.

E quando conosco un polacco so già come esordire la conversazione...

"...tak tak, naturalnie, jablko i gruszka wszystkiego najlepszego..."



Chiudo questo post, molto lungo e ciònonostante incompleto, con un po' di buona musica polacca. Alla prossima and stay tuned! Dovicenia!




P.s. Aneddoto extra, sono a Bergamo con mio padre. Un prete ci avvicina e comincia a parlarci, scopro che è polacco. Allora lo saluto con un bel "moze bok pomoci" (forse Dio ci aiuterà). Per la reazione vedere sopra, anche lui a sbellicarsi. The power of languages.

Chamampi sikuri!

lunedì 9 ottobre 2017

La Cina è vicina

E dopo due mesi circa torno a scrivere sul blog. Qualcosa bolliva in pentola e quel qualcosa era il mio viaggio in Cina. D'altronde avevo sentito molto parlare di questo posto e mi sono così deciso ad improvvisarmi il Marco Polo del Terzo Millennio. D'altronde se vivesse al giorno d'oggi magari invece del Milione scriverebbe un blog anche lui, per praticità più che altro.

Da lui ad esempio ne avevo sentito parlare moltissimo di questa famosa Cina

E quindi eccomi qua a Xi'an, dove insegno Italiano e Inglese ai Cinesi. Avendo lasciato il mio precedente lavoro per diventare insegnante, mi sento ripagato del rischio intrapreso. Certo è difficile fargli entrare in testa che esiste la lettera eRRe nell'alfabeto italiano, ma l'abnegazione di questi giovani studenti è ammirevole.

A parte la simpatia che questi ragazzi mi suscitano per il semplice fatto che si interessano alla cultura italiana, ma assegnare loro un esercizio che prevede l'ascolto di Jovanotti e vederli battere il piedino a tempo è roba da pianto di commozione. Senza contare i regali che mi hanno fatto per la festa del maestro.

Regalo di Alessio, studente del mio corso di italiano. Scritto a mano. A quanto ho capito è un passo dell'I Ching, il seguente: "La Terra porta ogni cosa, buona e cattiva, senza eccezioni."

Regalo di Amy, 6 anni. Una delle mie studentesse d'inglese. Mosaico a tema Frozen.

Per il resto che dire, ho finalmente un appartamento mio. Ciò ha comportato che io scomodassi il tuttofare della scuola che parlandomi solo in cinese mandarino stretto mi ha scarrozzato per tutta Xi'an a comprare l'occorrente per il trasloco, quindi materassi, lenzuola, cuscini, appendini e via discorrendo. Ancora oggi ho postumi di quella giornata, mal di testa e labirintite, come delle mie peggiori sbronze. Di quelle sbronze però che racconti volentieri.

Da mesi ho celato il mio approfondito studio della lingua cinese. Sono riuscito a raggiungere un accettabile A2 in pochi mesi, ma in compenso piano piano questa lingua mi ha conquistato. Non tanto il parlato ma lo scritto, aveva ragione il professore di Benigni nel film "Il Mostro": "Il Cinese è una filosofia, un modo di essere".

Minuto 2.38: la mia reazione quando i tassisti mi fanno domande che esulano dal "Di dove sei? Che lavoro fai? Ti piace Xi'An?" e compagnia cantante

Gli esercizi di scrittura portano via ore, ma è davvero come dipingere un quadro e leggere un libro allo stesso tempo. È attraverso la scrittura che si capisce la cultura cinese e i suoi 5000 anni di storia. Qualche esempio.

La parola buono si traduce in 好 (hao3). Il radicale 女 (nü3) si unisce a 子 (zi3). Singolarmente significano rispettivamente "donna" e "figlio", insieme assumono il significato di "buono". 

Questo però è proprio basico, spingiamoci oltre.

Altro esempio, ancora più visuale è la parola "cuocere a vapore", che si traduce in 蒸 (zheng1). Ebbene si parte dal basso con il simbolo del fuoco (), si procede verso l'alto con il simbolo dell'acqua (水) e ancora più su il simbolo dell'erba (). Io già mi immagino cinesi che da millenni accendono il fuoco che bolle l'acqua con dentro dei vegetali per la zuppa. Trascendente nel tempo.

Questo aspetto è ciò che rende speciale l'apprendimento della lingua cinese al cospetto di qualsiasi lingua europea. Ho imparato il tedesco, lo spagnolo, l'inglese, un po' di francese, ma il cinese è semplicemente diverso. Amo le sfide culturali perché ne esci sempre arricchito, è fatale.

Dopodiché mi conoscete, qualsiasi lingua vale la pena di essere imparata perché qualsiasi lingua si porta dietro la sua cultura e la sua storia.

So far so good insomma. Presto nuovi aggiornamenti con altri mirabolanti racconti che ho tralasciato per evitare di mettere troppa carne al fuoco. E poi chissà, magari potrò inaugurare la pubblicazione dei miei primi video musicali girati in Cina!

Chamampi sikuri!