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domenica 25 agosto 2019

Cronache dal Myanmar: giorni #3 e #4

Rieccoci, dopo mesi dovuti ai miei numerosi impegni lavorativi, ad un altro emozionante capitolo delle "Conache dal Myanmar". Sì, mi sono trasferito a Zhengzhou, in Cina. Lavoro h24 o quasi, mi piace il lavoro, ho visitato numerose nuove città (Lanzhou, Nanchino, Hangzhou, Suzhou... etc.etc.etc.) e quindi rimanete incollati allo schermo cari lettori, more is coming.

Ultimo giorno a Bagan. Volevo vedere l'alba una seconda volta ma alla fine cancello l'idea, peccato che lo staff del mio hotel si sia dimenticato di darne notifica alla mia guida, che quindi mi aveva aspettato sveglio dalle 4.30 fino a quando ci siamo incontrati alle 7.30. Rimarrò mortificato per il resto della giornata.

Capitolo sandali: ne compro di nuovi per prevenire l'amputazione di entrambi i piedi. Capitolo SIM: non funziona quella comprata a Yangon al mio arrivo, quindi... nuova SIM. Che disavventure miei cari lettori!

La mattina si va in un villaggetto fra i più antichi della zona, ovvero Minnanthu.




Carino ma molto molto turistico. Ci vivono molti artigiani che vendono le loro opere come souvenir.

Nel resto della giornata si va per templi, tanti. Due mi sorprendono particolarmente.

Al primo non avrei dato una lira. Molto piccolo, entrata chiusa. La mia guida ottiene le chiavi da una signora appostata lì vicino. Eh sì, forse avere la guida serve non solo ad avere un'infarinatura della storia, ma anche ad accedere a luoghi poco battuti.

Entriamo in questo tempio, sentiamo subito i pipistrelli stridere e nascondersi nel buio del soffitto. Non filtra nemmeno un raggio di sole. Al tatto sento dei ricordini sotto i piedi dei pipistrelli sovrastanti. Mi chiedo se valga la pena di addentrarsi, fino a quando la mia guida accende la torcia.



Sembravano disegnati con il pennarello, ciononostante la mia guida mi fa presente che questi affreschi, che ancora mantengono i colori dell'epoca, abbiano oltre mille anni.

Il secondo tempio ad avermi impressionato conteneva un Buddha interamente costruito in mattoni.


Sono rimasto lì a contemplarlo, un po' per necessità visti i chilometri percorsi e la necessità di prendere fiato, un po' perché mi ha dato proprio una sensazione di pace, di trascendenza nel tempo.


Un dettaglio della mano


Il classico leone all'entrata

Anche oggi niente tramonto, vorrà dire che questa cartolina mancherà. Ce ne sono altre, non ci si lamenta!

Ad esempio queste, molto nature.




Al rientro commissiono a un falegname del posto di farmi un souvenir su misura: un tempio e una stupa di legno. Legno di Bagan, realia di Bagan: souvenir perfetto.

Il giorno dopo è tutto pronto per il Monte Popa. Si salta in macchina e si parte. Sosta turistica a una specie di taverna dove cercano di vendermi dell'alcol. Thanks but no thanks. Ovviamente fa parte del gioco... in Perù ce n'era uno a ogni punto di interesse turistico e la nostra guida interrompeva la visita perché dovevamo comprare cazzate in questo o quel posto, provocando la mia ira. In questo caso è successo solo una volta, quindi va bene così.

Nel momento di rifiutare il grappino i locali mi guardano straniti vedendomi mentre rido da solo come un imbecille pensando alla seguente barzelletta:

"Francesco, vieni di là che ci ubriachiamo!"
"Ma io sono astemio"

"Vabbè, Astemio, vieni di là che ci ubriachiamo!"

All'arrivo, piove a dirotto. Eh vabbè, ho scelto io di venire agli sgoccioli della stagione delle piogge. Sgoccioli in termini di tempo ovviamente, perché viene giù ben più di qualche goccia.


Peppì, hai chiuso le finestre che piove?

Nel frattempo, aspettando che finisca di piovere, visitiamo un tempietto Nat, il culto degli antenati di cui ho parlato in precedenza.

La pioggia scende e allora con un po' di coraggio cominciamo la salita più antigienica di tutti i tempi, alla volta della cima del Monte Popa.




Nebbia in Val Birmana ♫

Dall'alto la vista è scarsa vista la nebbia, ma io che sono settentrionale non mi scandalizzo.

Si gira un po' in cima, dove c'è un tempio e altri spazi di preghiera. In una bella giornata il panorama deve essere bellissimo, ma pazienza, è l'esperienza che conta.









Mentre scendiamo, passo dal "visitare un'attrazione" ad "essere un'attrazione", quando schiere di donnine smaniano per fare la foto con il sottoscritto. Non le biasimo, avendo quel tipo di corpo che attrae ambo i sessi (semicit.)


Eccovi il photoshooting, sono disposto a fare la foto con voi previo compenso negoziabile.


In base a quanto detto dalla mia guida, alcune di loro non avevano mai visto uno straniero e all'inizio si erano spaventate. Ne approfitto per discutere un po' con la mia guida. Mi incuriosisce sentirgli dire ogni volta che nella loro cultura donano oggetti rappresentativi di un determinato beneficio che chiedono al Buddha o al Nat. Per esempio la frutta per richiedere fertilità, l'acqua per la purezza e così via.

E allora gli chiedo se abbia senso fare un dono vincolandolo ad un favore da "ricambiare", al che arriviamo ad una fase un po' di stallo per poi giungere alla conclusione che Buddha non fa favori in base ai regali che gli vengono fatti e che il tutto ha mero valore simbolico. Il bene si fa e basta, non si ricambia.

Torniamo in macchina e sulla strada verso Bagan noto ancora tantissimi mendicanti. Con le mani chiedono alla macchina di fermarsi e la seguono anche dopo che la macchina è passata oltre. So di fare in generale itinerari abbastanza turistici, ma dopo il problema con la popolazione musulmana, ecco un'altro aspetto tragico del Myanmar fino ad allora invisibile.


Salutiamo il Monte Popa, questa volta con il sole.

Pranziamo vicino al Tempio di Ananda, in un ristorante chiamato Golden Myanmar. Riso, pollo al curry e varietà di salse DE-LI-ZIO-SE.


E visto che è l'ultimo pomeriggio a Bagan, si girano ancora un po' di templi random. Perlopiù pacifici, in mezzo al verde, su sentieri poco battuti. Il tempo è sereno, con l'e-bike e il vento nei capelli mi chiedo come io sia arrivato a tutta questa bellezza, quanto merito ci sia nelle mie scelte e quanta invece sia fortuna. Poi smetto di farmi domande, apprezzo il paesaggio e ringrazio di ciò che sto vedendo.









La serata è stata strana. È stato un po' come avere malinconia di un posto che non hai ancora lasciato. Sono andato a mangiare in un ristorante che ho trovato camminando un po', con quella voglia di perdersi, che magari ci si perde a tal punto di non trovare più la strada per tornare, e quindi ci si può raccontare la bugia di essere stati costretti a restare dal fato.

Al ristorante, per una volta, evito il curry.


E poi, sento una madre intonare una cantilena per il suo bambino, e la serata se ne va via con quella ninnananna.


Prima di salutarvi ed invitarvi al prossimo post (che spero richieda meno di 7 mesi stavolta), non posso mancare di condividere uno dei miei consueti video musicali :)



C'era un buddha sulla mia destra, ma come mi ha insegnato una mia amica giapponese, non è molto rispettoso riprenderlo... errore che ho commesso in passato. Pertanto, focus sul meraviglioso Monte Popa sullo sfondo. Buona visione e a presto! :)

Chamampi sikuri!


lunedì 14 gennaio 2019

Cronache dal Myanmar: giorno #2

Si riparte in questo 2019 riprendendo da dove avevamo lasciato con l'appuntamento del secolo, dell'anno, del mese o comunque fate voi: le mie cronache del Myanmar. Eravamo arrivati al mio arrivo all'aeroporto.

Prima di poter mettere piedi nella cittadina di Nyeung U, viene liberamente imposto a tutti il pagamento del biglietto, 25000 kyat. Detta così sembra che mi sia giocato 3 stipendi, invece sono solo circa 15 euro. Non essendo però abituato a maneggiare banconote da "mila" e complice la stanchezza, do una svagonata di soldi alla signorina al banco, che molto onestamente mi restituisce la parte in eccesso. Chissà che le è passata per la testa nel restituirmi quel pacco di soldi...


Minuto 4:10

Arrivo col taxi in albergo. Mangio in un ristorante di amici dei proprietari (e di chi se no?), prenoto la mia guida turistica per il giorno successivo e mi spiaggio sul letto dove cado in stato di morte apparente. Sveglia all'alba il giorno dopo ore 4.30, non si scherza un caspio.

Risveglio traumatico ma emozionante. Si va a vedere l'alba a Bagan. Per la modica cifra di 35$ mi ero assicurato i servigi di Kyaw, la mia guida. A bordo dell'e-bike (8000 kyat per la giornata) ci dirigiamo di buon piglio verso i templi, visto che sta già albeggiando.

Mi rendo conto subito della tragica scelta delle scarpe con calzini. Flip-flop, ciabatte, quello che volete ma NON scarpe. Seguite il mio ragionamento: togliere scarpe > entrare nei templi > rimettere calzini con piedi sporchi di terra > rimettere le scarpe sui calzini sporchi di terra dei piedi sporchi. Molto sporco insomma.

Per questo successivamente comprerò dei sandali, di quelli con la superficie a bolle direttamente sulla pianta del piede. [SARCASM MODE=ON]Comodissssssimi.[/SARCASM]

La vista però, quella non è poi male...


Contemplare l'alba e quei templi rossastri finalmente ti dà la dimensione di cosa sia davvero Bagan. Quella cartolina che hai osservato e riosservato da casa tua. Quello per cui non sei ancora pronto è il patrimonio culturale, religioso, tradizionale che accompagna questa visita, semplicemente immenso. Lo scopriremo piano piano episodio per episodio.

Questo è una dei miei scatti preferiti

Dopo una sosta in albergo per la colazione, si torna al sito non ancora patrimonio dell'UNESCO (ci credete? Nemmeno io ci credevo, ma è così...) e si va a visitare la Schwezigon Pagoda, in tutta la sua lucentezza!


Io non sono molto per la lucentezza, per lo sfarzo, ma per i templi in pietra rossa, quindi lì per lì non sono rimasto folgorato sulla via di Damasco. Resta comunque una delle pagode più importanti in tutto il Myanmar e si nota un viavai di monaci provenienti da tutte le parti del mondo. Ho anche riconosciuto alcuni cinesi con le mie doti linguistiche elevate dovute al mio instancabile studio della lingua cinese (ma anche no...)

Si parlava di patrimonio religioso. Qui vengo a conoscenza di qualcosa di inedito per le mie orecchie: il culto dei Nat.


I Nat sono degli idoli, dei personaggi influenti del passato deceduti per morte violenta. Ogni Nat ha una sua sfera di influenza: chi porta fortuna in amore, chi porta un figlio, chi porta soldi, chi porta successo al lavoro. Vengono fatte loro offerte di soldi, cibo, sigari, alcol, un po' di tutto, a seconda della sfera di influenza che ricoprono e che si vorrebbe, appunto, utilizzassero per aiutarci nel mondo terreno.

Qui sopra ad esempio i Nat in questione sono padre e figlio. Il padre non credeva che il figlio sarebbe mai diventato nessuno, così poco prima di morire, il figlio fece disporre il proprio idolo in una posizione più alta rispetto a suo padre. Un po' come a dire: vecchio mio, ti sbagliavi.

Vista così, all'inizio può sembrare una cosa bizzarra, ma poi ci si sente subito accecati dal pregiudizio. Alla fine non c'è tanta differenza con il santino in tasca di nonno Vincenzo che lo protegge quando è alla guida. Se poi ci si aggiunge il patrimonio storico, culturale e religioso che si porta appresso, il tutto assume davvero i contorni di un viaggio meraviglioso in secoli di storia.

La visita comunque continua, qui sotto alcune foto dei meravigliosi templi che ne hanno fatto parte.

Htilominlo


Khaminga. Qui ho suonato il sikuri per la prima volta in Myanmar. Amo vedere la natura che prende il sopravvento su ciò che l'uomo ha costruito per alti fini. In qualche maniera ci vedo l'unione armonica di uomo e natura e l'inesorabile predominanza della seconda. Torniamo tutti alla natura e dalla natura siamo nati.

Ananda, the Westminister of Myanmar

Interno del tempio Nanpaya


Tempio Manuha, costruito dall'imperatore Anawrahta. Il tempio a malapena riesce a contenere il buddha. Il re infatti volle dare l'impressione di prigionia, essendo stato lui stesso prigioniero per dieci anni. 

Tempio Dhammayangyi

Meraviglia


Niente tramonto a Bagan, ma dopo tutto ciò che si è visto, onestamente, chi se ne frega?

Il bilancio del primo giorno è positivo. Venendo dalla Cina, inquinamento inesistente, posti bellissimi, una guida esperta, pochi turisti data la bassa stagione. Ce la si spassa.

È molto formativo parlare con la mia guida di religione, dato che vengo a sapere di come ci siano diverse correnti buddhiste. In Cina, Giappone e Corea credono nella reincarnazione, in tutto il Sud-Est asiatico invece no.

Una nota dolente è l'astio verso i musulmani che si percepisce quando si parla con i locali, uno dei primi reality-check della mia esperienza in Myanmar. Niente che non si fosse messo in conto, ma comunque dopo tutti i discorsi sul buddhismo, la tolleranza, la pace interiore... è brutto dover scendere al solito stereotipo della religione come elemento divisivo invece che di inclusione. Specie in un posto del genere, che spiritualmente ispira.

La sera mi butto in un ristorante che offre il WiFi dal quale vengo presto cacciato perché appunto, abuso in lungo e in largo del loro WiFi mosso dalla disperazione dovuta alla scarsa connessione nel mio albergo.

Tornando al discorso sandali... dopo aver camminato su sandali scomodissimi, sentendo i piedi pulsare dal dolore, al mio rientro in albergo il momento in cui mi tolgo i sandali mi fa rivalutare la famosa citazione di Woody Allen: "Le due parole più belle del mondo non sono 'ti amo' ma 'è benigno'". Anche "piedi nudi" qui fa la sua porca figura.



Ma ecco il momento più atteso, quello dove potete ammirare le mie mirabolanti esibizioni musicali nei luoghi visitati dal vostro Carissimo! :D Buona visione e buon ascolto!




A presto per il terzo capitolo del mio racconto! :) Chamampi sikuri!

martedì 4 dicembre 2018

Hoa Hakananai'a

Nel 2015 ho visitato l'Isola di Pasqua e i suoi moai. Fu un viaggio indimenticabile. Ancora oggi quando penso a quei 5 giorni (scarsi) sull'isola dopo circa 24 ore di viaggio in aereo, mi tiro pizzicotti sulle guance. Sembra essere stato solo un sogno, troppo bello per essere reale.

La storia dei moai è molto affascinante. I moai non sono semplici statue, sono dei guardiani del villaggio. Non sono neanche dei guardiani qualsiasi, sono degli antenati dei rapanuensi a guardia del villaggio.

I moai emanano un'energia chiamata dai rapanuensi mana, una forza spirituale che veglia e protegge il villaggio, a sua volta chiamato ahu.

I moai insomma rappresentano persone in carne ed ossa, e come tali vanno trattati. No, non sono pazzo. So che sono fatti di pietra, ma ciò non vuol dire che siano semplici statue da apprezzare solo per il loro valore storico e culturale.

Rappresentano persone, antenate dei rapanuensi che abitano ancora l'isola e che hanno ovviamente una forte connessione con i propri antenati in quanto definiscono la loro storia passata e in gran parte quello che sono ancora oggi.

A comprovare questa mia affermazione: moai = persona, aggiungo che quando gli esploratori occidentali chiesero ai rapanuensi come avessero fatto a spostare i moai dal cratere di Rano Raraku al villaggio, ricevettero come risposta: "I moai camminavano".

I want to believe!

E quando le persone sono in grado di camminare, spostarsi e viaggiare portano con sé le loro nuove esperienze ma anche le loro radici. I moai non sono diversi in questo. Non ci credete? Ve ne presento due dal destino opposto.


Questo moai è chiamato El viajero dai rapanuensi, ovvero "il viaggiatore". I giapponesi aiutarono i rapanuensi a rimettere in piedi i moai di Ahu Tongariki e per promuovere l'amicizia fra i popoli, i rapanuensi permisero a un moai di farsi un bel viaggio in Giappone, con biglietto di rientro però. Finita l'esposizione, il moai è infatti tornato a casa. Sayonara Nippon!




Quest'altro moai invece, si chiama Hoa Hakananai'a, "l'amico perduto" e si trova fra quattro mura al British Museum. Ho avuto la fortuna di poterlo vedere dal vivo nel 2016, di ritorno dal mio viaggio in Cambogia. Maestoso. Imponente. Bellissimo. E fuori contesto.

Eh sì, perché come dicevamo poco sopra il moai può anche viaggiare, ma esercita il suo mana a protezione del suo villaggio, nella sua terra, dove ha le sue radici.

È notizia di qualche settimana che il British Museum e una delegazione di rapanuensi abbiamo avviato i contatti al fine di riportare il moai sull'isola. Io non posso che fare il tifo affinché ciò accada. 

Nel museo dell'Isola di Pasqua P. Sebastian Englert, uno dei motti che lessi fra i tanti pannelli informativi fu: "Es una figura, pero también tiene alma"

E l'anima di questo moai, il motivo per il quale è stato concepito, è quella di proteggere la sua gente, di ricordare ai rapanuensi le proprie radici, esserne testimonianza. 

Sul tema è stato anche girato un documentario per chi fosse interessato intitolato molto evocativamente "The Kuhane o Te Tupuna", lo spirito degli antenati, qui sotto il trailer.


Torna a casa, amico perduto, che perduto non sei ancora.

Hasta la próxima e come sempre: chamampi sikuri!

lunedì 5 novembre 2018

Cronache dal Myanmar: giorno #1

Torno a postare dopo circa due mesi. Non ho postato non per mancanza di voglia o di cose da raccontare ma proprio perché stavo accumulando QUELLE cose da raccontare! Infatti ho storie fresche fresche dal Myanmar, terra nella quale mi sono recato per turismo dal 29 settembre al 9 di ottobre.

Farò un racconto a puntate in quanto voglio evitare che si disperdano particolari in un racconto troppo lungo... quindi eccoci al resoconto del giorno #1!

Bagagli preparati, si prende il bus, si arriva in aeroporto e BAM!!! Annuncio: volo in ritardo di un'ora e mezza. Il che rende anche l'ampia connessione a Hong Kong stretta come quando inchiappetto un puffo (cit.). Limato il tempo di connessione ad un'ora tonda tonda. Trenitalia, quasi quasi ti apprezzo.

Corsetta durante il transfer e si arriva comunque in tempo per la connessione. Con questa foto qui sotto comincia l'avventura.


Essendo ancora la stagione delle piogge (che termina a metà ottobre) giustamente in fase di atterraggio verso Yangon passiamo attraverso un nuvolone gonfio e pieno di fulmini. Spettacolo eccezionale ma anche strizza non indifferente.

Arrivato all'aeroporto di Yangon noto con piacere che tutti i cambiavalute sono chiusi (eh beh, sabato a mezzanotte, dagli torto) e che quindi non so come diavolo pagare l'hotel, né il ragazzo del taxi. Me la sbrigo con i dollari americani in entrambi i casi ma noto già una cosa...

...che i dollari americani devono essere PERFETTI. Un taglietto, una macchietta, una pieghetta e te li rifiutano. La cosa mette in apprensione e non poco, visto che circa un terzo dei dollari in mio possesso NON sono in condizioni perfette.

Ma va bene. Hotel pagato e visto che i cambiavalute sono chiusi, mi faccio cambiare 20 dollari in kyat in albergo, che pronuncerò kyat fino a un giorno prima della mia partenza, malgrado si pronuncino ciat. Tasso di cambio da usurai, ma l'avevo già messo in conto e va bene così.

Vado a dormire, stanza piccola ma comoda. Articoli da bagno che adocchio e che sicuramente, inevitabilmente, inesorabilmente, ruberò.

Sveglia il giorno dopo, colazione e via, si va alla Shwedagon Pagoda. O meglio, ci si vorrebbe andare, ma essendo molto presto e non avendo ancora potuto comprare la SIM birmana, mi ritrovo senza GPS e quindi senza riferimenti.

Chiedo a una ragazza in inglese: "Is this the right way to the Shwedagon pagoda?", lei dice di sì. Procedo. Chiedo a una seconda ragazza con il cane a passeggio, stessa domanda, stessa risposta. Arrivato a uno svincolo senza idea di dove sia allocata la qui sopra menzionata pagoda chiedo a un signore la stessa domanda per sentirmi dire che lì vicino c'è la SULE pagoda mentre la Shwedagon è in direzione opposta.

La mia interpretazione di questo misunderstanding è: pronuncio "Shwedagon" davvero di merda.

Noio volevam savuoir la Schvèdagon pagoda, ja?

Avranno capito solo "*incomprensibile* pagoda" e quindi, visto il loro inglese precario, non avranno neanche pensato di confermare il nome e quindi annuito. Si torna indietro.

E stavolta becco un monaco e glielo scandisco da dio, il monaco mi dice che sono sulla strada giusta. Ora se nemmeno il monaco mi da' le direzioni giuste per la pagoda, mi faccio monaco io.

E infatti la intravedo. Spicca nel cielo. Brillante. Peccato che io sia ad una rotonda e non ci siano strisce pedonali. Cioè, in realtà non ci sono praticamente mai le strisce pedonali. In quanto a diritto di precedenza ai pedoni peraltro rivaluto la Cina, cosa che pensavo impossibile. Qualche corsetta, salto delle staccionate in fosbury e arrivo finalmente alla pagoda.


Prima esperienza di cammino scalzo in terra birmana. Se mai ci andrete, portatevi ciabatte, flip-flop, sandali, quello che volete, ma NON scarpe e calzini.

La pagoda è grande, maestosa, piena di fedeli, lucente. Avendo un volo in poche ore non ho molto tempo per apprezzarne tutti i dettagli, ma mi riprometto di farlo al ritorno. Cosa che poi farò. 






Non ci saranno video del sottoscritto mentre suona il sikuri nella pagoda in quanto irrispettoso dei costumi locali.

Cambio anche centinaia di dollari ed euro ai cambiavalute della pagoda. Visita e problema dei soldi risolDo. Win-win.

Finita la visita si deve tornare in hotel... sì, ma come? Provo ad abilitare internet dalla mia SIM cinese e FUNZIONA!!! Trovo un parco bellissimo ma non ho tempo di fermarmi, ho un aereo che mi aspetta.


Lungo il tragitto compro una SIM birmana, della MyTel, vado di fretta, la tipa non parla inglese e la compro. Me ne pentirò.

Faccio i bagagli, rubo tutti gli articoli da bagno che posso, scendo le scale e chiedo allo staff di chiamarmi un taxi. Non sanno da che terminal devo partire. Chiamo l'agenzia con la quale ho prenotato il biglietto, non capiscono niente di quello che dico né capisco cosa mi dicano loro. Mi tornano cari i miei giorni da operatore call center per British Airways in Germania quando prendevo le chiamate inglesi, dall'altra parte della cornetta c'ero io e dunque, mantengo la calma. Roba che Buddha stesso sarebbe fiero di me.

Avrtei drtovuto intvruirlo

E ce la fanno: è il terminal 3.

Aeroporto deserto, pavimentazione impresentabile, tipo simil-pelliccia di colori psichedelici. Poi arriva il momento dell'imbarco, vedo l'aereo:



CIOÈ LE ELICHE! MA CIOÈ AVETE CAPITO?! DELLE CAZZO DI ELICHE??

Non avevo mai volato su un coso che rassomigliasse tanto i miei giocattoli da bambino. Cazzate a parte, si parte, appunto. Ottima scelta peraltro delle lingue usate a bordo dallo staff.


PRIMA lingua. Prima dell'inglese, lingua myanmar assente. I casi sono due: o stiamo tornando a comandare per la prima volta dai tempi dei Romani, oppure ripongono poca fiducia nelle nostre capacità linguistiche. INDVBBIAMENTE LA PRIMA! LA LINGVA ITALIANA DOMINE SVLLO MONDO INTERO!

E io come insegnante di italiano, gioisco.

Facciamo scalo a Heho, altra cosa mai vista prima. Ci fermiamo, carichiamo i nuovi compagni di viaggio e diretti a Nyaung-U, ripartiamo.

ANDIAMO A BAGAN BEPPE!!!

Si arriva in aeroporto. Poi in hotel. Poi si mangia. Staff cordialissimo. Sono a Bagan. Lo ripeto, sono a Bagan.

Quasi non riesco a dormire, malgrado la stanchezza, l'emozione è tanta. E presto ve la racconterò nei dettagli, perché questi sono viaggi che le emozioni le materializzano davanti ai tuoi occhi.

Chamampi Sikuri y hasta la próxima!