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sabato 6 agosto 2022

Rimanerci di sasso (di Matera)

Nel mio corso di laurea in linguistica, ho dovuto superare un esame di letteratura italiana. Quando ho visto il cognome di uno degli autori da studiare: Levi, ho pensato subito a Primo Levi e alla sua tremenda testimonianza dei campi di sterminio nazisti.

Leggendo meglio però si trattava di uno scrittore a me sconosciuto: Carlo Levi, scrittore antifascista di Torino esiliato in Basilicata, precisamente ad Aliano, durante il regime.

Alcuni estratti delle sue opere mi hanno particolarmente affascinato, soprattutto per il loro ritratto della questione meridionale.

"Tutti mi avevano chiesto notizie del mezzogiorno. Alcuni vedevano in esso un puro problema economico e tecnico, parlavano di opere pubbliche, di bonifiche, di necessaria industrializzazione, di colonizzazione interna, o si riferivano ai vecchi programmi socialisti, 'rifare l'Italia'. Altri non vi vedevano che una triste eredità storica, una tradizione di borbonica servitù che una democrazia liberale avrebbe un po' per volta eliminato. Altri sentenziavano non essere altro, il problema meridionale, che un caso particolare della oppressione capitalistica, che la dittatura del proletariato avrebbe senz'altro risolto. Altri ancora pensavano a una vera inferiorità di razza, e parlavano del sud come di un peso morto, per l'Italia del Nord, e studiavano le provvidenze per ovviare, dall'alto, a questo doloroso dato di fatto. Per tutti, lo Stato avrebbe potuto fare qualcosa, qualcosa di molto utile, benefico, e provvidenziale e mi avevano guardato con stupore quando io avevo detto che lo Stato, come essi lo intendevano, era invece l'ostacolo fondamentale a che si facesse qualunque cosa. Non può essere lo Stato, avevo detto, a risolvere la questione meridionale, per la ragione che quello che noi chiamiamo problema meridionale non è altro che il problema dello Stato."

Mi affascinava come un uomo del nord, catapultato negli anni '30 del Novecento nel bel mezzo di un paesino contadino del Sud, potesse usare simili parole per quelle terre:

"Chiunque veda Matera non può non restarne colpito, tanto è espressiva e dolente la sua bellezza".

Proprio l'accostamento di questi due aggettivi, espressiva e dolente, hanno suscitato in me l'interesse a vedere Matera con i miei occhi.

E quindi colta al balzo l'occasione in seguito ad invito di nozze di amici in Puglia, ho deciso di infilare nell'itinerario pugliese anche un paio di giorni a Matera. La cosa mi ha causato un po' di stress perché capire come prenotare i biglietti sul sito delle Ferrovie Appulo-Lucane non è stato per niente facile, ma una volta arrivati, si è consci che ne è valsa la pena.



Il primo giorno è stato un continuo scorrazzare da una viuzza all'altra, improvvisando il percorso dato che il GPS in un luogo dove strade e stradine si sovrapponevano, si disorientava continuamente.

GPS è confuso, talmente confuso da colpirsi da solo

Per le strade di Matera ci sono diverse statue dei suoi abitanti del passato, che trasmettono le stesse emozioni descritte da Carlo Levi: espressività e dolore.




Emozioni amplificate quando si visita una casa grotta. La comunione uomo-animale, lo spazio angusto, la mancanza assoluta di una zona di comfort, la penombra.





Ed è proprio in queste grotte che mi tornano alla mente le parole di Carlo Levi e gli estratti di Cristo si è fermato ad Eboli. Questa vicinanza fra persone, animali in spazi così angusti, non possono che essere proporzionali alle immense distanze fra le stesse persone e lo Stato. Come poteva un contadino dell'epoca sentirsi parte dello Stato italiano, finanche concepirne l'esistenza stessa, quando la miseria, le malattie, la mortalità infantile, erano compagne di ogni giorno?

Queste grotte sono affascinanti per la loro storia, semplici per struttura, complicatissime da interpretare, soprattutto da occhi ormai offuscati dal progresso e che non possono in nessun modo immaginarsi come si vivesse esattamente all'epoca e in quali condizioni.

Pertanto, per provare a descrivere come fosse la vita a quei tempi, mi affido ancora a Carlo Levi.

"Questa fraternità passiva, questo patire insieme, questa rassegnata, solidale, secolare pazienza è il profondo sentimento comune dei contadini, legame non religioso, ma naturale. Essi non hanno, né possono avere, quella che si usa chiamare coscienza politica, perché sono, in tutti i sensi del termine, pagani, non cittadini: gli dei dello Stato e della città non possono aver culto fra queste argille, dove regna il lupo e l'antico, nero cinghiale, né alcun muro separa il mondo degli uomini da quello degli animali e degli spiriti, né le fronde degli alberi visibili dalle oscure radici sotterranee. Non possono avere neppure una vera coscienza individuale, dove tutto è legato da influenze reciproche, dove ogni cosa è un potere che agisce insensibilmente, dove non esistono limiti che non siano rotti da un influsso magico."

Matera è molto camminabile e costellata di chiese rupestri, si ha la sensazione di giocare un po' a "caccia al tesoro", ogni grotta, ogni anfratto potrebbe ospitare un affresco meraviglioso, e spesso è il caso.

Alcune di queste chiese mi vengono mostrate dalla guida del mio tour di Matera a piedi.



Il quale segnalò anche come in quel periodo avessero girato l'ultimo 007 proprio lì a Matera, e di fare attenzione ad eventuali motociclette volanti (al minuto 1:29).


Ma fu il giorno dopo che feci ripetuti incontri con nuove chiese rupestri, quando mi decisi a visitare il parco della Murgia Materana.

La titubanza non era poca. Il parco della Murgia Materana è abbastanza provante fisicamente, specie sotto il calore estivo. Così me la presi comoda al mattino nel fare colazione, pensai e ripensai, e poi decisi di andare. La mia guida mi aveva detto che la migliore vista dei Sassi è proprio quella dal parco della Murgia Materana.

Questa esitazione, però, ha portato il sottoscritto a calcolare male i tempi e le distanze e a trovarsi a scarpinare in salita allo zenit del sole, a mezzogiorno spaccato. Ma d'altronde sono giovane, bello e quindi devo essere necessariamente anche abbronzato. YOLO.

La prima sfida è il ponte tibetano, che per me, che soffro di vertigini, non è proprio il massimo. Le mie però non sono vertigini in forma tanto grave e quindi lo passo con relativa scioltezza, yeah.



Il secondo ostacolo sono gli uccelli. Tanto carini, piccolini, neri. Peccato che ti seguano dappertutto che nemmeno i cookie di tracciamento pubblicitario. Penso che il colpevole principale sia questo qua, il rondone, che a dispetto di ciò che sembra un accrescitivo, è in realtà piuttosto piccolo. 

Tutti ce l'hanno con me perché sono piccolo e nero.

Non mi ha mollato un attimo, arrivando a più riprese a pochi metri dalla mia testa. Con il sole in faccia, la scalata da fare, un uccello che ti svolazza intorno da tutte le parti non è il massimo del comfort. Deduco pensasse io fossi un bastardone che volesse inculargli i piccoli nel nido lì vicino. Magari ha avuto esperienze traumatiche del tipo e quindi è solo un parente premuroso. Ti chiedo scusa, rondone. Sempre che sia stato effettivamente tu quell'uccello che mi ha scatenato addosso ore di parental control mentre scalavo l'Everest sotto il sole cocente.

Arrivati in cima al parco, effettivamente, la vista merita.


Ma quello che merita ancora di più sono le numerosissime chiese rupestri disseminate nel territorio del parco.





Così come le numerose grotte, che permettono scatti da cartolina.




Dopo la scarpinata di ritorno, è il turno dell'ultima tappa del mio tour, ovvero la cripta del peccato originale. Questa dista circa 15 chilometri dai Sassi di Matera, pertanto mi sono dovuto affidare ad un tour. Saliti sul minivan, una volta inoltrati nella campagna, la vista è spettacolare. La mia fotocamera non permetteva scatti di chissà quale qualità in movimento, ma nella foto sottostante si può intravedere qualcosa.


Purtroppo, non è permesso fare foto all'interno della cripta, ma a questo sito si può fare un piccolo tour in tutto il suo splendore.

da https://www.isassidimatera.com/cosa-vedere/chiese-rupestri/cripta-del-peccato-originale/

I colori vivissimi, i dipinti evocativi, l'atmosfera raccolta, la storia raccontata dalla guida (maggiori informazioni al link soprastante), rendono questo luogo assolutamente imperdibile in una visita a Matera. Sembra di leggere un fumetto di secoli e secoli fa, per niente pomposo o appariscente, cionondimeno profondamente sacrale: una vera esperienza spirituale. 

Avrei tanto voluto visitare anche Craco, borgo fantasma non lontano da Matera, ma i tour erano stati soppressi a causa COVID. Poco male, un motivo per ritornare. E poi non tutto il male viene per nuocere, dato che penso sia raro poter visitare i sassi in una Matera quasi disabitata. Avevo la città tutta per me. Matera was my oyster!  

Matera mi rimarrà sempre nel cuore ed è difficile chiudere questo post in modo adeguato, senza lasciare niente di non detto, tanto meno posseggo doti poetiche o letterarie adatte che possano riempire quel vuoto, pertanto, ancora una volta, mi affido alle parole di chi l'ha vissuta più a lungo di me, a chi ha avuto più tempo per conoscerla e apprezzarla, a chi non scatta fotografie di un momento, ma scrive pagine che ne raccontano la storia.

"Matera, la città delle grotte, così povera, così inabitabile, e tuttavia così bella, che ben si comprende la ripugnanza dei contadini per le nuove case dei villaggi degli Enti di Riforma agraria, e l’ostilità a lasciare per quelle le antiche caverne, abitate dagli uomini fin dalla preistoria, da quando, in quelle grotte, abitavano gli dei." (Carlo Levi)

da https://www.vglobale.it/2019/10/27/il-senso-dei-luoghi-aliano-e-carlo-levi/





Chamampi sikuri e hasta la proxima!

giovedì 9 giugno 2022

Le tesi so piezz' 'e core

E rieccoci dopo ben 6 mesi di assoluto silenzio: cosa ho fatto nel frattempo? Mi sono arricchito? Ho fatto il giro del mondo? Ho risanato il debito pubblico?


Ma anche no!

Ho finito di dare tutti gli esami e di scrivere la mia tesi magistrale, dopo un lungo periodo di gestazione che nemmanco un figlio.

Mi scuserete, innumerevoli fans, del mio silenzio, ma non ho viaggi da raccontare, o meglio ce li avrei con gli arretrati, e li racconterò a tempo debito.

Allora che scrivi a fare? Beh, per prima cosa per riprendere il ritmo, secondariamente perché non è che si debba sempre fare traversate oceaniche in transatlantico per poter scrivere un post sul blog.

Pertanto segnalo alcune cosucce interessanti che ho scoperto in questi mesi e che spero possano ispirare qualcuno.

1) Il blues.



Da giovincello, il mio idolo (si fa per dire) dei tempi Pino Scotto diceva spesso che tutto viene dal blues, che sia l'antenato del rock. Per pigrizia però non ho mai davvero approfondito il genere, fino a quando mi è stato consigliato il film Cadillac Records.

Da allora metto in loop Muddy Waters, Little Walter, Howlin' Wolf e compagnia cantante (sottile questa). Consiglio vivamente la visione del film, vi si apre un mondo bellissimo.


Il fatto che poi sia un genere relativamente facile da suonare alla chitarra aiuta ancora di più ad avvicinarsi al genere.

2) La serie tv "Marco Polo"


Che vi devo dire, sarà il mal d'Asia, ma i paesaggi e le atmosfere di questa serie mi hanno catturato. La serie ha anche una trama coinvolgente. L'ho vista in quanto consigliatami da un mio caro amico, per venire a sapere in un secondo momento che la serie si sia fermata alla seconda stagione causa interruzione da parte di Netflix. Bring it back!

C'è pure un superlativo Pierfrancesco Favino che parla un inglese impeccabile, io manco sapevo lo parlasse.

Un altro risvolto positivo è quello di avermi introdotto alla musica folk-rock mongola. Anche questi sono viaggi in un certo senso.


3) Amadeus

Se qualcuno di voi, oh miei affezionatissimi lettori, non avesse ancora visto Amadeus, vi suggerisco di farlo al più presto possibile.

Per quanto mi riguarda, adoro questo film ed è difficile scegliere la mia scena preferita, ma fra le mie scene preferite c'è sicuramente quella del Don Giovanni. Il video è uno spoilerone mastodontico, quindi tornate da queste parti solo dopo aver visto il film.


Quando ho saputo che avrebbero dato il Don Giovanni alla Scala di Milano, ho deciso che sarei andato a vederlo. I posti erano già tutti prenotati, ma ne ho fatto la mia missione. Con il ditino su "aggiorna" ho cliccato finché sono apparsi miracolosamente dei posti in piccionaia, in alto, in fondo alla galleria, in limited view. Prenotati subito senza esitazione alcuna. Quasi tutto lo spettacolo in piedi, eppure...

...la meraviglia!


Da lì a passare le giornate riascoltandosi Mozart e rivedendosi spezzoni del film ci è voluto poco. Fino a trovare, su segnalazione di amici appassionati, questo video.


C'è qualche differenza con il film, ma F. Murray Abraham dovrebbe vincere l'Oscar anche per questa interpretazione!

Sperando che questi consigli culturali possano ispirarvi fino al mio prossimo post, vi avviso che quest'ultimo tornerà a riguardare i miei viaggi. Solo un po' di pazienza ancora, non disperate!!!!!!!

Chamampi sikuri! Alla prossima!

lunedì 27 dicembre 2021

Rimettiamoci all'Opera

Carissimi appassionati e carissime appassionate di questo blog, non posso lasciare che l'anno termini senza una degna chiusura, pertanto solo per voi mi sottrarrò ai miei pressantissimi impegni di lavoro e di studio per raccontare uno degli eventi più significativi dell'anno solare 2021.

Il tuo viaggio in Puglia direte voi? No, quello un'altra volta...

Allora Matera! Vabbè, ma ci sono andato contestualmente alla Puglia... le farò insieme, forse...

Il tuo giro a Genova? Eh, ci ho pensato, ma anche per quello dovrete aspettare trepidanti... magari a febbraio che, si sa, è la stagione dell'acquario...

Ho scelto un altro argomento: la (mia) prima alla Scala di Milano.


Biglietti ottenuti sotto soffiata di un capousciere corrotto (cit.). No, in realtà la sorella di una mia amica conosce un tipo che lavora alla Scala e che era in possesso di biglietti omaggio; ed è solo per puro culo che la sorella non potesse andarci quella sera e quindi, posso dirlo: L'elisir d'amore di Gaetano Donizetti aspetta solo me.

Mi ricordo che quando andai a lavorare in Cina parlando un mandarino molto basico, nella mia prima classe di studenti di italiano c'era un ragazzo cinese che aveva scelto un nome italiano molto strano, un tale Nemorino. Nel mio cinese basico provai a dirgli che era un nome bizzarro, anche per sottrarlo a eventuali atti di bullismo una volta giunto nel Belpaese. Lui, nel suo altrettanto basico italiano disse una sola parola: l'opera.

È stato proprio in Cina che ho imparato cosa fosse l'Opera italiana, cosa significasse per il mondo, che patrimonio immenso avessimo a disposizione. Quel bagno d'umiltà fu la miccia che accese il mio desiderio di esplorare questa e quell'aria, questo e quel compositore, questo e quel libretto.

Sempre umilmente posso dire con certezza di conoscere ancora oggi molto poco, ma mi conforta sapere che nella mia vita c'è un universo così grande da esplorare ancora a mia disposizione.

Questi biglietti, per qualche congiunzione astrale, sono arrivati nelle mie mani. Questa non sarà una tappa qualsiasi della mia esplorazione dell'Opera, questa sarà una vera e propria pietra miliare nel tempio indiscusso dell'Opera nel mondo.

E sempre per qualche congiunzione astrale, andrò proprio a vedere L'elisir d'amore di quel Nemorino a me sconosciuto, ma conosciuto fino in Cina.

Furono i miei studenti a cantare molte arie che poi io appresi grazie a loro, malgrado non fossi in grado di cantarle altrettanto bene. 

Una che era particolarmente conosciuta e riconoscibile era "Una furtiva lagrima". Non chiesi mai di quale opera fosse.

Ebbene sì.


Altra coincidenza della serata, che mi scorra una furtiva lagrima nell'ascoltare questa voce che si libra nell'aria e che richiama così tanti ricordi.

Quando mi è stato chiesto di commentare lo spettacolo, ho fatto fatica a trovare un commento adeguato. 

Mi ha affascinato sicuramente l'aria giocosa, l'utilizzo di parole che il volgo ha poi adottato proprio perché l'Opera si aprì anche alle fasce meno abbienti della popolazione ("bricconcella", "scoppole", eccetera), l'esecuzione canora impeccabile degli interpreti, i colori, i costumi, il messaggio dell'opera trascendentale, attuale anche oggi, sulla creduloneria della gente, ma senza la spocchia di oggi.

Insomma, ci vorrebbe un modo di includere tutto questo in un commento che sia efficace e conciso. Sì, ma come?

L'unico modo che ebbi di riassumere tutto ciò, furono due parole pronunciate nel film Amadeus da Salieri al momento della presentazione di Mozart all'Imperatore:

"Diletto straordinario"

Ringrazio di aver lasciato l'Italia per poter vedere cosa rappresenti l'Italia all'estero. Il viaggio non solo ti apre nuove prospettive, ma ti aiuta a scoprire nuovi punti di osservazione per rivisitare ciò che già conosci sotto una nuova luce.

E bene hai fatto, Nemorino, a non ascoltare il mio pessimo consiglio e a tenerti quel nome. 


martedì 28 settembre 2021

Belli in zona

Una pandemia fa, feci l'ultimo viaggio estero in terra incognita. Era dicembre 2019, ed essendo appena tornato dalla Cina e non sospettando minimamente la prossima impossibilità di viaggiare per lunghe distanze, scelsi con mio padre di fare un salto in Svizzera. Dietro l'angolo, eppure non ci ero mai stato.

Ricordo che da piccolo, quando mio padre andava in Svizzera, tornava sempre pieno di cioccolata. Di tutti i tipi, gusti, forme. Essendo passato molto tempo da allora, se la cioccolata non va a Gabriele, Gabriele va alla cioccolata.

Siamo andati prima a Schwyz, che noi traduciamo indecentemente in Svitto. Ma che è?!? Ma vergogniamoci!!! Peggio di Mainz che diventa Magonza, il che pensavo fosse impossibile.

C'è da dire che in Francia Ajaccio si legge asjaxio, quindi i francesi devono vergognarsi molto di più.

Schwyz è bella. Nei dintorni c'è un bellissimo lago e si vedono le montagne innevate, cosa incredibile se si pensa che siamo in Svizzera.





Lo so che state pensando a Heidi perché siete persone tristi e banali. Come me che ho pensato la stessa cosa appena varcato il confine.

Ad ogni modo Schwyz è praticamente dove è stata concepita la Svizzera, infatti i nomi sono molto simili. È preservata anche una copia della costituzione svizzera in un museo che io non potevo esimermi dal visitare.


Ho cercato di autoproclamarmi Imperatore della Svizzera apponendo la mia firma sulla costituzione, ma un vetro appositamente appostato mi ha precluso questa possibilità. Popolo ingegnoso gli svizzeri, non gliela si fa.

La costituzione svizzera, siore e siori

Il giorno successivo siamo andati a Lucerna, dove c'è un bellissimo ponte tutto in legno chiamato Kapellbrücke. Nel passato prese pure fuoco, ma eccolo qui, maestoso e imponente. Perché a Kapellbrücke manco il fuoco lo butta giù, se ne fotte.



E dopo Schwyz anche Lucerna promossa. Tra l'altro fu qui che bevvi la Vivi cola, cosa alquanto esilarante dato che la mia guida turistica, nonché amica che ero venuto apposta a trovare, si chiama proprio Vivi. Ovviamente ne ho bevuta una per l'occasione. Veni vivi bevi.

Il giorno successivo abbiamo salutato Vivi e siamo tornati nel cantone italiano, a Lugano. Dove ho visto una delle cose più belle e insperate.


E mi tornarono alla mente ricordi bellissimi. Che voglia di StraLugano!



E niente, Lugano è molto bella anche lei. Per il lago, per le chiese, per il suo continuo saliscendi. La chiesa più bella è sicuramente quella di Santa Maria degli Angeli, con dei bellissimi affreschi al suo interno (link).




Sorvolo sull'hotel. Anzi no, non avevamo nemmeno la luce in camera.


Penultima tappa, quella che meglio ci definisce: belli in zona, ovvero Bellinzona. E i suoi tre castelli medievali, davvero belli in zona. Mica come noi due.

"Che poi mi guardi in faccia e dici dov'è che vuoi che andiamo con ste facce io e te?" (883)

Che mica posso sempre citare filosofi greci, oh.





E dopo i castelli, mostriamoli un po', sti due belli in zona.



Adesso sapete a cosa devo la mia tracotante bellezza di Adone: è semplice genetica.

Ultima tappa: Locarno. Altro giro, altro lago.





Promossa anche questa, meno il postaccio dove abbiamo mangiato. "Mai andare alla cieca senza il fido tripadvisor", mi dissi. Senza imparare nulla, dato che l'ho rifatto altre volte in seguito con il medesimo risultato. Ne riparleremo.

E come al solito, il mio souvenir è la musica. A questo giro il regista è mio padre, quindi è un prodottino tutto in famiglia. Buona visione!



Nel primo video sul finale un senzatetto si è avvicinato per chiedermi informazioni sul siku, non solo stuzzicando la mia autostima, in quanto ho snocciolato qualche chicca, ma anche aiutandomi a praticare il mio tedesco arrugginito (che è rimasto tale da allora). Gliel'ho anche fatto suonicchiare, era eccitato come un bambino. Wie cool!

E con questa abbiamo finito. Alla prossima e come sempre: chamampi sikuri!


















Scusatemi, non ho resistito! Alla prossima!!! <3